|
Introduzione
I
Politici sono gli ostaggi del potere economico delle multinazionali
Il
meme "manipolazione top-down del consenso"
E'
d'obbligo una revisione dei modelli di Educazione Famigliare
L'efficienza
delle odierne democrazie occidentali può essere sintetizzata in una frase:
"Le politiche gestite dall'alto, ma che sono originate dal basso, sono
le sole che funzionano effettivamente".
Da
questo presupposto, Rossin centra sull'origine "dal basso", "bottom-up"
delle politiche. Quest'origine va preservata sia nella Costituzione Europea,
sia nelle campagne per l'Iniziativa popolare ei Referenda. Di qui la possibilità
per i Movimenti Democratici di trovare canali per esprimere idee e pratiche
di Democrazia Diretta sia nel nuovo Parlamento Europeo sia tra la gente,
in debita cooperazione.
Tuttavia, due importanti ostacoli concorrono a stravolgere qualsiasi origine
"dal basso" della volontà popolare: Gli attuali esponenti politici sono
diventati altrettanti ostaggi nelle mani del potere economico delle grandi
Compagnie Transnazionali, e perciò applicano le tecniche pubblicitarie
di costruzione del consenso e di "opinion-making" per influire sulle convinzioni
della gente secondo le esigenze del potere economico. (su questo problema,
vedi: http://www.simpol.org
).
L'agenzia
educativa, d'accordo con il partito politico al governo, condiziona il
popolo facendolo diventare vittima passiva della manipolazione del consenso
"top-down", dal primo apprendimento del linguaggio in avanti. Di qui la
necessità di una profonda revisione dei modelli famigliari di comunicazione,
per identificare e rimuovere gli strumenti educativi che possono indurre
il bambino - il cittadino di domani - ad evitare qualsiasi sua partecipazione
diretta, consapevole e attiva, nell'identificazione e nello sviluppo delle
politiche sociali che dovrebbero appunto avere un'origine "bottom-up"
(su questo problema, vedi: http://www.flexible-learning.org
).
top
page
I
Politici sono gli ostaggi del potere economico delle multinazionali
Quest'argomento
è stato trattato brillantemente da John Bunzl, il fondatore di ISPO (International
Simultaneous Policy Organisation). "Simultaneous Policies", Politiche
Simultanee, sta per un approccio radicalmente innovativo alla soluzione
dei problemi legati alla globalizzazione delle multinazionali, che offre
soluzioni vincenti agli elettori, agli attivisti della società civile
ed ai politici. Vediamo qui di seguito come J. Bunzl espone il problema
(per un approfondimento completo della materia, si rimanda al sito ISPO
http://www.simpol.org
):
"
Si dice che centinaia di migliaia di Organizzazioni della Società Civile
(CSOs) siano al lavoro in ogni parte del mondo per combattere le diseguaglianze
create da politiche economiche favorevoli alle grandi società multinazionali.
Attraverso attività basate sulla cooperazione e sul supporto, le CSOs
cercano di offrire soluzioni ai problemi della povertà nel mondo e al
degrado ambientale. E milioni sono coloro che condividono con queste
l'inespressa preoccupazione per i modi con cui la globalizzazione arricchisce
i pochi a spese dei molti.
La
Competizione: un circolo vizioso
Per contro, i capitani dell'industria affermano che "non c'è alternativa"
alla loro politica del profitto basata sulla competizione. Per essi
è più che evidente che la crescita è benefica, a causa della ricchezza
produttiva che essa genera.
Ma le imprese devono crescere perché non possono perdere terreno di
fronte ai competitori, per non perdere profitti e, da ultimo, per la
minaccia d'essere assorbite. Così le nazioni sono forzate a competere
l'una contro l'altra, per offrire condizioni relativamente più vantaggiose
agli spostamenti di capitali ed alle società multinazionali, per la
paura di perdere investimenti e posti di lavoro.
Così i politici hanno spazi del tutto inadeguati per attuare politiche
che proteggano la società civile e l'ambiente, e così gli elettori diventano
sempre più consapevoli che la democrazia viene sovvertita, e la globalizzazione
guadagna terreno in un circolo vizioso.
Si
può uscire da questo circolo vizioso?
Gli scontri tra la polizia ed i dimostranti di piazza nel 1999 a Seattle
furono il primo segno visibile di contrasto tra i sostenitori della
cooperazione democratica economicamente sostenibile e quelli della competizione
globale distruttiva per la società e per l'ambiente. Ci sono poi stati
i dolorosi fatti di Genova. Nel Gennaio 2001 il primo meeting del World
Social Forum a Porto Alegre, in Brasile, è diventato un appello per
i movimenti CSO a spingere verso il cambiamento, creando una nuova piattaforma
istituzionale per la promozione di alternative economiche e sociali.
Intanto anche tra i più ardenti sostenitori della globalizzazione sono
andate crescendo la preoccupazione e la consapevolezza che questa ha
mancato di produrre benefici per i più poveri. Purtroppo, tuttavia,
le organizzazioni CSO non hanno risposto a questo significativo cambiamento
di tendenza con una voce univoca. Alcune hanno optato per il confronto
continuo e la creazione di un potere global-popolare. Altre centrano
sulla necessità di risposte locali a problemi locali, e per la diligente
creazione di una cornice democratica abbastanza forte nella sua diversità
da poter contrastare i tentativi di un ritorno verso la dominazione
globale.
Ma,
inevitabilmente, la domanda resta una sola: COME ?
La Politica Simultanea (SP) vi dà una risposta stimolante:
COME
rompere il Circolo Vizioso?
I problemi globali richiedono soluzioni globali!
La International Simultaneous Policy Organisation (ISPO) invita votanti,
attivisti CSO e politici ad assentire, per consenso, a una politica
unitaria mondiale intesa a raggiungere la coopera-zione globale, attraverso
una serie di misure da implementare simultaneamente in tutte le nazioni.
Punto chiave di questa coraggiosa iniziativa è la ri-regolamentazione
dei mercati finanziari globali e delle società multinazionali, in modo
che negli stati-nazione possa venir restaurata una democrazia genuina,
seguita da quelle politiche complementari che emergeranno via via che
tale iniziativa guadagnerà terreno, attraverso la partecipazione attiva
di coloro che la sottoscriveranno.
ISPO
incoraggia la discussione sulle politiche con vari mezzi, compresa una
mailing-list dedicata a questo scopo. SP offre inoltre ai suoi aderenti
alcune opzioni "vin-vin" completamente nuove:
- Chiunque
può esprimere tutta la sua disapprovazione per la disuguaglianza globalizzata,
semplicemente inviando una lettera o un e-mail per registrare la sua
adesione a SP
- Gli
Elettori possono 'sconfiggere il sistema' aderendo a SP e dando origine
o partecipazione a gruppi SP di iniziativa locale che minaccino di
votare solo per i rappresentanti parlamentari che pure aderiscono
a SP. In questo modo gli elettori possono rimpiazzare una loro funzione
passiva o ambivalente nella politica nazionale con un'influenza diretta
sulle scelte politiche.
- I
politici nazionali possono mostrare una loro volontà di agire in un
partito politico di sinistra, centro o destra, ma conservando il supporto
dell'elettorato nel loro unirsi ad altre nazioni per il controllo
delle società multinazionali, così salvando le libertà democratiche
senza mettere a rischio gli interessi nazionali.
- Le
Organizzazioni CSO che appoggiano SP continuano a perseguire le loro
correnti priorità; ma, attraverso la varietà delle loro preoccupazioni
e la crescita della loro influenza internazionale, possono diventare
gruppi "think-tank" per la creazione di consapevolezza, o gruppi di
pressione per far costante memoria ai politici che le politiche implementate
dall'alto ma originate dal basso sono le uniche che funzionano effettivamente.
Sin
qui John Bunzl di ISPO. Un solo problema rimane irrisolto: come ottenere
che un sufficiente numero di persone adotti la proposta SP. Questa adozione
richiede lo stesso tipo di consapevolezza individuale che è prevista per
la partecipazione ai valori collettivi della democrazia.
L'individuo, in definitiva il popolo, sembra riluttante ad esercitare
il controllo diretto, consapevole e responsabile del proprio consenso
- in concreto, del proprio voto - così da attuare la più basilare e mandatoria
di tutte le politiche originate dal basso, "bottom-up": esattamente, l'adozione
SP. Sembra che il popolo sia incapace di decidere per conto proprio',
ed aspetti invece che le sue decisioni siano guidate, cioè controllate,
"top-down", dalle autorità politiche in carica: proprio da quei politici,
manipolatori di opinioni e di consenso, che costituiscono l'ostacolo principale
alla Democrazia Partecipativa.
Un altro circolo vizioso deve quindi essere spezzato, dunque, se vogliamo
davvero che la "democrazia bottom-up" prenda luogo. Su questo problema,
vediamo come la dipendenza del popolo dal consenso dell'autorità possa
essersi affermata - e ancora si affermi - nel tempo.
top
page
Il
meme "manipolazione top-down del consenso"
Qualsiasi
origine genuinamente 'bottom-up', dal basso all'alto, delle politiche
collettive è di fatto impedita perché il popolo si comporta come la vittima
del modello politico "consenso costruito dalla propaganda dall'alto al
basso", che agische e si propaga come un meme. Di fatto, la cosiddetta
'volontà popolare' è accuratamente truccata dalla propaganda e dalla manipolazione
di opinioni, attraverso i mass-media, allo scopo di condurre il popolo
all'assenso verso la volontà della cosiddetta "classe specializzata" e
dei detentori del potere economico.
A
illustrare come si presenta questo meme, citerò alcuni stralci di uno
scritto di Noam Chomsky, "Media Control", MIT, 17 Marzo 1991, ripresi
da Alternative Press Review, Autunno 1993. Chomsky espone:
"
... inizierò dalla contrapposizione di due differenti concezioni di
democrazia.
Una concezione di democrazia è quella secondo cui il pubblico possiede
gli strumenti per partecipare in qualche modo significativo nella gestione
dei propri affari, e i mezzi di informazione sono aperti e liberi...
Una concezione alternativa di democrazia è quella secondo cui il pubblico
deve essere estromesso dalla gestione dei propri affari, e i mezzi di
informazione devono essere strettamente e rigidamente controllati...
è questa la "democrazia della propaganda", la quale può anche sembrare
una concezione antiquata di democrazia, ma è importante capire che si
tratta della concezione prevalente...
La
"Democrazia della propaganda" nasce negli U.S.A. con il successo della
campagna propagandista voluta da Woodrow Wilson per rendere interventista
la maggioranza degli americani durante la Prima Guerra Mondiale. I primi
a parlarne furono i teorici della democrazia liberale e le figure di
spicco dei media, come Walter Lippmann, decano dei giornalisti statunitensi,
grande critico della politica interna ed estera del suo paese e importante
teorico della democrazia liberale (la raccolta dei suoi scritti è sottotitolata
'Una teoria progressista del pensiero liberale democratico').
Lippmann aveva fatto parte delle commissioni di propaganda, e ne vide
i risultati. Sostenne che quella che definiva 'una rivoluzione nell'arte
della democrazia' poteva essere usata per 'fabbricare consenso', per
ottenere l'appoggio della popolazione rovesciandone l'opinione mediante
le nuove tecniche di propaganda. Egli riteneva che questa fosse un'idea
non solo buona, ma addirittura necessaria perché, come spiegò: "gli
interessi comuni sfuggono completamente all'opinione pubblica e possono
essere compresi e amministrati soltanto da una classe specializzata
di uomini responsabili, abbastanza intelligenti da capire come vanno
le cose."
Secondo questa teoria solo una ristretta élite, la 'comunità intellettuale'
è in grado di comprendere gli interessi comuni, che riguardano tutti
ma che 'sfuggono al popolo'. È un'ideologia vecchia di secoli, ed è
anche una visione tipicamente leninista, molto vicina alla concezione
del leader bolscevico che voleva un'avanguardia di intellettuali rivoluzionari
posta al vertice dello stato dalla forza del popolo, capace di guidare
le masse verso un futuro che queste ultime, per ignoranza, non erano
in grado di immaginare. La teoria democratica liberale e il marxismo-leninismo
sono molto vicini nei presupposti ideologici, e forse questa è una delle
ragioni per cui molte persone sono passate così facilmente dall'una
all'altra senza avvertire un particolare cambiamento.
Questo il loro ragionamento: " Si tratta solo di stabilire dove si
trova il potere: se c'è una rivoluzione popolare, allora il potere sarà
dello stato; altrimenti lavoreremo per chi detiene il potere reale,
cioè per la comunità degli affari. Ma in fondo sarà la stessa cosa:
noi dovremo comunque guidare le masse inette verso un mondo che esse
non sono in grado di capire... "
Lippmann
ha sviluppato quest'idea in un'elaborata teoria della 'democrazia progressista'.
A suo parere, in una democrazia sana ci sono due diverse classi di cittadini:
la prima, che deve avere un ruolo attivo nella conduzione degli affari
generali, è la classe specializzata, costituita da persone che analizzano,
eseguono, prendono decisioni e gestiscono il sistema politico, economico
e ideologico. Naturalmente si tratta di una minoranza esigua, però chi
sostiene tali teorie viene sempre a farne parte, e si pone il problema
del che fare per gli altri , quelli che stanno al di fuori del gruppo
dirigente e che formano l'altra classe di cittadini, cioè la maggioranza
della popolazione. Lippmann ha dato a questi ultimi il nome di bewildered
herd, il 'gregge smarrito': "dobbiamo guardarci dallo
scalpitio e dai belati del gregge smarrito, - ha detto. - Dunque in
una democrazia ci sono due funzioni: quella dirigenziale, svolta da
una classe specializzata di uomini responsabili che pensano, pianificano
e comprendono gli interessi comuni, e quella svolta dal gregge smarrito:
la funzione dello 'spettatore', di chi non partecipa all'azione. Anzi,
poiché viviamo in una democrazia, le funzioni della maggioranza sono
molteplici: di tanto in tanto le è concesso di dare il suo appoggio
a uno o all'altro dei membri della classe specializzata, di dire: 'Vogliamo
che sia questo il nostro capo', oppure 'vogliamo che sia quello'...
Dal momento che il nostro non è uno stato totalitario, ci sono le elezioni:
ma, una volta che ha dato il suo appoggio all'uno o all'altro membro
della classe specializzata, la maggioranza deve farsi da parte e diventare
spettatore dell'azione rinunciando alla partecipazione diretta: questo
è ciò che accade in una democrazia che funziona a dovere..."
Dietro a tutto ciò vi è una logica, addirittura un assunto morale imprescindibile,
ed è il seguente: 'il popolo è troppo stupido per capire; se cerca
di partecipare alla gestione dei propri interessi, combinerà senz'altro
dei guai; di conseguenza sarebbe immorale e ingiusto consentirgli di
farlo. Dobbiamo ammansire il gregge smarrito, impedirgli di aggirarsi
scalpitante e selvaggio e distruggere tutto. È la stessa logica che
vieta di lasciare che un bambino di tre anni attraversi da solo la strada:
non gli si concede questo tipo di libertà perché non è capace di usarla...
Quindi dobbiamo trovare un sistema per ammansire il greggesmarrito,
e questo sistema rappresenta una rivoluzione nell'arte della democrazia:
la costruzione del consenso. I media, la scuola e la cultura popolare
devono dunque essere tenuti separati: alla classe politica e a chi gestisce
il potere devono garantire un certo senso della realtà (non eccessivo),
ma anche trasmettere le giuste convinzioni.'..
A questo proposito esiste un tacito presupposto (e gli uomini responsabili
devono scoprirlo da soli) sul modo di raggiungere la posizione che conferisce
l'autorità decisionale: il solo modo, naturalmente, è servire chi detiene
il potere reale : un gruppo molto ristretto di persone. Se un aspirante
membro della classe specializzata si fa avanti e dichiara: ' Sono in
grado di servire i vostri interessi ', quest'uomo entrerà per certo
a far parte del gruppo decisionale. Ma affinchè questo sia possibile,
deve prima aver interiorizzato le dottrine e le ideologie che serviranno
gli interessi del potere privato. Se non ha tale capacità, quest'uomo
non entrerà a fare parte della classe specializzata... Perciò esiste
un sistema scolastico destinato agli ' uomini responsabili ', che dovranno
essere profondamente indottrinati sui valori e sugli interessi del potere
privato e del legame tra stato e affari che lo sostiene. Così si diventa
membri della classe specializzata: il resto della popolazione dev'essere
essenzialmente distratto, bisogna sviarne l'attenzione, distoglierlo
dai guai, assicurarsi che rimanga il più possibile spettatore dell'azione,
permettendogli però di tanto in tanto di appoggiare l'uno o l'altro
dei veri leader tra cui gli è consentito scegliere.. "
Questa
teoria è stata ripresa e sviluppata da molti. Reinhold Niebuhr, l'autorevole
teologo ed esperto di politica estera chiamato anche 'il teologo dell'establishment',
guru di George Kennan e degli intellettuali kennediani, ha avanzato
l'ipotesi che la razionalità sia una qualità posseduta da pochi: "La
maggior parte delle persone è guidata soltanto dall'emozione e dall'impulso.
Chi di noi è dotato di razionalità deve creare 'illusioni necessarie'
e 'ipersemplificazioni' di forte impatto emotivo per tenere sotto controllo
gli ingenui e gli sciocchi ".
La teoria della "Democrazia della Propaganda" è diventata parte sostanziale
della dottrina politica contemporanea. Negli anni venti e nei primi
anni trenta Harold Lasswell, fondatore del moderno campo delle comunicazioni
e uno dei più importanti teorici politici statunitensi, spiegava che
"non dobbiamo soccombere al 'dogmatismo democratico' secondo cui
gli uomini sono i migliori giudici dei propri interessi, "perché è infondato:
noi siamo i migliori giudici degli interessi pubblici, quindi, per una
questione di ordinaria moralità, dobbiamo assicurarci che questi uomini
privi di giudizio non abbiano l'opportunità di agire. In quelli che
oggi sono chiamati 'stati totalitari ', o 'regimi militari ', è facile:
basta impugnare il manganello e colpire chi esce dai ranghi. Ma quando
la società è più libera e democratica occorre rinunciare a questa opportunità
e adottare le tecniche della propaganda…".
La logica è chiara: la propaganda è per la democrazia quello che il
randello è per lo stato totalitario: è cosa buona e giusta perché, come
sappiamo, gli interessi comuni sfuggono al gregge smarrito, che non
riesce nemmeno a immaginarli..."
Sin
qui l'analisi di Noam Chomsky sulla 'Democrazia della Propaganda'.
In ogni caso, il successo delle iniziative attuate dall'élite dei detentori
del potere per manipolare il cosenso del popolo e condurre quest'ultimo
a sostenere un'agenda politica decisa ed originata dall'alto, top-down,
oggi sono un'evidenza comune. In particolare, hanno ottenuto di tenere
il popolo lontano da ogni partecipazione consapevole e attiva nella fase
di discussione e di scelta delle politiche collettive.
In questa realtà politica pervasiva, non è pensabile che politici e funzionari
del governo consentano una qualsiasi strada alle iniziative del popolo,
ed alle politiche originate dal basso. In questo senso, gli sforzi democratici
tipo I&R (Iniziative & Referendum) sembrano destinati ad ottenere il necessario
supporto istituzionale solo se gli argomenti proposti sono compatibili
con i desiderata dell'establishment.
Quindi, v'è poca o nessuna probabilità che il popolo possa venir incoraggiato
e sostenuto dall'establishment verso un incremento della partecipazione
attiva e consapevole - ciò che sembra un requisito indispensabile per
ottenere politiche con un'origine dal basso, bottom-up. Anche molti partiti
e movimenti che pur si vantano di essere in favore della "Democrazia Diretta"
sembrano fare ricorso agli stessi strumenti di propaganda e manipolazione
del consenso per ottenere il consenso del loro pubblico. Quel popolo che
una volta era chiamato 'bewildered herd', gregge smarrito, ora, dopo esser
stato ammansito con successo per tanti decenni, è diventato un 'benighted
herd', gregge ottenebrato, indifferente e riluttante ad assumere qualsiasi
posizione attiva e consapevole in riguardo sia alle politiche decise 'top-down'
in favore dell'elite che detiene il potere, sia di quelle realmente a
favore del popolo stesso, come le politiche sociali - inclusa SP - che
nascono realmente dal basso, 'grassroots bottom-up' per rispondere alle
reali necessità del genere umano e dell'ambiente.
top
page
E'
d'obbligo una revisione dei modelli di Educazione Famigliare
...
Ovviamente, coloro che basano la loro posizione sociale ed istituzionale
sul consenso della gente, mai ammetteranno che anche i loro sostenitori
possono comportarsi come un "gregge ottenebrato'. Al contrario, essi molto
probabilmente useranno gli stessi strumenti della propaganda e della costruzione
del consenso per incrementare il loro supporto da parte del pubblico.
Pertanto, come detto, nessuna iniziativa mirata a risvegliare il gregge
ottenebrato potrà essere ragionevolmente attesa dalla parte 'alta', top-down,
della società. Vediamo però cosa può esser fatto dalla parte 'bassa',
bottom-up, per accrescere in senso generale lo sviluppo della personalità
attiva, partecipe, consapevole e responsabile nella gente, debellando
il meme 'benighted herd'.
Cosa
succede nel cervello umano per lo sviluppo della personalità del giovane
individuo - lo stile di vita del futuro cittadino - oggi è ben noto. Basti
solo ricordare gli studi che hanno valso il Nobel a Rita Levi Montalcini.
Le sue ricerche hanno mostrato che, all'età di circa due anni, il cervello
possiede il massimo numero di connessioni nervose. Da quel momento in
poi ha inizio una fase di riassorbimento o blocco delle connessioni esuberanti,
conducendo verso quella che sarà la struttura definitiva del cervello
dell'individuo. Naturalmente, tutto questo avviene sotto l'influsso del
feed-back culturale famigliare, con funzione quindi di 'meme'.
Sorge ora il problema, e ne segue la sua possibile soluzione, di come
si possano identificare ed isolare i parametri del feed-back famigliare
che possono inclinare la futura personalità dell'individuo
o verso la polarità 'benighted herd",
o verso la polarità 'partecipazione consapevole e responsabile - in una
parola, "flessibile" - del nostro continuum sociale.
Dai
miei studi, ho identificato due coppie di questi parametri "o-o":
- i
genitori parlano o 'per primi o per secondi al figlio, e
-
i due genitori o confrontano le loro opinioni opposte (quando esistono)
di fronte al bambino, o nascondono ogni possibile confronto dialettico,
mostrando in tal modo al bambino solo un consenso reciproco ma falso.
Ovviamente,
il modello che suggerisco, e che ho applicato nell'educazione dei miei
figli, è quello caratterizzato dai parametri "il genitore parla possibilmente
per secondo" e "il confronto dialettico va sempre mostrato al figlio".
Non intendo tuttavia approfondire in questa sede l'analisi del feed-back
educativo famigliare dovuto a questi due parametri, perché l'intera materia
è stata ampiamente trattata in un apposito sito web: http://www.flexible-learning.org
e non solo per la loro possibile influenza sulle politiche collettive,
ma anche per quella sulla salute del bambino.
Ciò
che però voglio mettere in luce, è che non esiste genitore in nessuna
parte del mondo che sia mai stato informato circa l'esistenza e la praticabilità
di questi due parametri. Invece, nella comune evidenza d'ogni famiglia,
il modello educativo contraddistinto dai parametri "il genitore parla
sempre per primo" e "il confronto dialettico di opinioni non va mai mostrato
al figlio" sembra essere quello dovunque dominante. Questo meme spiega
perché il popolo degli elettori sia dovunque così riluttante ad originare
politiche "bottom-up", come quelle che formano 'oggetto di ISPO, e sono
invece così inclini a costituirsi come vittime inconsapevoli della propaganda
e della manipolazione del consenso 'top-down', come Chomsky ha indicato
puntualmente.
Tutto
questo spiega anche perché io stia facendo campagna, oggi come in passato,
perché la relativa informazione venga consegnata ai genitori, ovunque
essi siano: perché la Famiglia costituisce lo stampo in cui viene modellato
il cittadino responsabile, ed è quindi dalla Famiglia che deve in quanto
attore principale della costruzione sociale collettiva verso una Democrazia
Diretta, finalmente compiuta.
Antonio
Rossin
top
page
|