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| (bozza - di Kerry Miller e Antonio Rossin) | ||
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Quando ci ritroviamo a pensare a livelli più avanzati di integrazione diventa inevitabile considerare l'individuo non più come entità singola ma come l'elemento semplice facente parte di un sistema complesso. Ciò è quanto è successo anche a me: nel mio ruolo di operatore medico con funzioni di diagnosi e cura, indagando i rapporti tra la salute dell'uomo e l'ambiente in cui vive mi sono trovato a considerare l'individuo malato formante l'oggetto del mio interesse professionale non più come un'unità indipendente, la "monade" di antica memoria scolastica, ma come invece l'elemento strutturale semplice facente parte di un più vasto sistema complesso nel quale interagiscono diverse componenti che sono l'oggetto di discipline scientifiche diverse. In questo mondo più vasto le leggi da cui poteva ipoteticamente dipendere lo stato di salute o di malattia del mio paziente non erano più esclusivamente quelle studiate nei trattati di Patologia Medica o di Farmacologia, ma le leggi generali da cui dipende l'ordine dell'intero sistema, e che dovrebbero essere egualmente valide e verificabili per ogni disciplina diversa. Mi riferisco alle leggi universali della fisica e della matematica. Mi sono dunque addentrato, anche se con un passo empirico un po' incerto, in quel vasto campo interdisciplinare dove il linguaggio ufficiale non era più quello della scienza medica che bene o male conoscevo, ma quello di chi studia le leggi generali dei sistemi, e cioè il linguaggio dei fisici e dei matematici. Mi sono subito reso conto che la particolare materia trattata richiedeva una precisione nell'uso dei termini di questo difficile linguaggio universale che io certo non possedevo. Tuttavia ho tentato umilmente di estrapolare qualche utile nozione elementare che di seguito propongo. Secondo questo linguaggio universale, sia l'individuo malato che un sistema sociale che presenti tensione o disagio, viene chiamato "sistema disordinato ad entropia relativamente elevata"; e viceversa l'individo o la collettività sani possono definirsi con il termine "sistema ordinato a basso livello di entropia". A sua volta, quella che e' chiamata "informazione" sarebbe l'atto terapeutico nel caso dell'individuo malato o l'intervento culturale nel caso di un sistema sociale carente sono detti Quest'ultima consente di aumentare l'ordine nel sistema, abbassandone quindi contemporaneamente l'entropia. La stessa informazione può pertanto chiamarsi "neg-entropia". All'inizio, questo scritto avrebbe dovuto intitolarsi "Il problema bionico". Tuttavia il termine "Cibernetica" ci è sembrato più appropriato perché se dal greco Kybernètiké (tékhnè) significa letteralmente "arte del timoniere", il dizionario va oltre e dice: Cibernetica: ramo sviluppatosi recentemente nella scienza pura ed applicata, che studia la trasmissione dei segnali di comando e di controllo nei circuiti elettrici, nei sistemi meccanici e anche degli stimoli negli animali. In realtà, come Norbert Wiener (che ha portato quel termine nell'uso moderno) ne aveva derivato l'applicazione meccanica dai suoi studi di biologia, ora appariva appropriato che io - pur equipaggiato con un aspetto "scientifico puro" - ritornassi a guardare ancora ai sistemi viventi A questo punto, ricordandomi di essere un operatore medico con funzioni di diagnosi e cura, mi sono chiesto se lo stesso individuo malato non potesse essere considerato come un sistema ad alto livello di entropia, come una barca cioè senza timone, perché non saprebbe come mettere autonomamente in ordine il proprio stato, procurandosi così malattie in un certo senso volontarie. Per esempio, la tossicodipendenza dalla droga e in una certa misura le malattie mentali possono annoverarsi tra queste patologie, e così pure le cosiddette "malattie da stress che rientrano nell'àmbito della cosiddetta Psicosomatica [6]. Allo stesso modo, un sistema sociale che presenti una carenza di informazione o di apprendimento, o comunque un basso livello di cultura e civilizzazione, aumenta la propria tensione interna o entropia sino a giungere a livelli eccessivi di disordine e disadattamento ambientale. Mi sono chiesto quale informazione potesse essere utile a procurare ordine in simili sistemi. Volendo usare un linguaggio più comune, il problema cibernetico era dunque quello di capire da che parte la barca dovesse volgere la prora, e conseguentemente da quale parte dovesse essere spostato di timone. Il premio offerto dalla soluzione di questo problema non sarebbe stato trascurabile: a un livello individuale poteva trattarsi della prevenzione primaria contro la dipendenza psicologica e contro la stessa dipendenza da droga, e a livello sociale poteva trattarsi della soluzione degli attuali problemi ecologici, politici e ambientali. Questa possibilità mi ha avvinto. Mi sono dunque azzardato in un viaggio nel mondo della Cibernetica, per vedere se fosse possibile trovarvi una risposta, e ne ho ricavato l'ipotesi di soluzione che proverò ora a presentarvi. In quanto al linguaggio usato, mi devo scusare: avrei voluto che fosse interdisciplinare, ma preso come sono stato preso tra l'arte medica alla quale bene o male appartengo da una parte, e la Scienza cibernetica dall'altra, ho tentato di adottare un linguaggio compatibile con entrambe: spero solo di non averle deluse tutte e due… Secondo la teoria psicocibernetica, il sistema psichico è assimilabile ad un insieme di circuiti di flusso di energia, formati in una rete di connessioni collegate da interruttori neuronali di tipo stellare, che consentono cioè di realizzare una molteplicità di direzioni alternative di flusso. La connessione tra terminali sensori e terminali operativi non è diretta, ma si sviluppa attraverso una serie di circuiti alternativi, attivati selettivamente dall'informazione contenuta nel rilevamento sensorio: possiamo cioè avere circuiti di conservazione, circuiti di amplificazione, circuiti di scarico, ed infine circuiti simulativi e logici, che si svolgono ad anello nell'interno del sistema. In condizioni di necessità di scarico della tensione presente nel sistema, questa struttura seleziona, fra una molteplicità di risposte possibili, quella che dà luogo ad una riduzione dello stimolo e ad uno scarico tensionale di grado più elevato, secondo un meccanismo che corrisponde così al "Principio del piacere" di Freud [1]. In linee essenziali, secondo il modello psicocibernetico, nel sistema neuropsichico possono dunque venir considerati in primo luogo circuiti di trattamento di tipo rigido, dove lo scarico della tensione avviene in tempi rapidi secondo memorie di conservazione predeterminate; e in secondo luogo circuiti di trattamento di tipo flessibile, tra cui quelli logici o simulativi, che determinano una risposta comportamentale ottimale attuando una figurazione di tutte le varianti operative possibili in ordine allo stimolo, ma dove lo scarico della tensione richiederà verosimilmente tempi di esecuzione più lunghi. Si noti che Freud ha ritenuto che questa struttura neuropsichica si dovesse comportare come un "organo doppio" e quindi postulò un terzo elemento regolatorio (superego) deputato a selezionare la risposta risultante, se dai circuiti rigidi conservativi o da quelli logici flessibili. A mio parere, è sufficiente considerare la differenziazione nel tempo della massa dei circuiti nervosi, per produrre le opposte tendenze verso i circuiti rigidi conservativi da una parte, e i circuiti logico-simulativi più flessibili dall'altra. Cioè, sarebbe necessario solo un "organo singolo" che opererebbe in un continuo di possibili risposte [2]. Quest'ipotesi è compatibile con le osservazioni sulla dominanza emisferica. Questa può essere interpretata come la tendenza dei circuiti rigidi, dove il tempo per il trattamento degli stimoli è più breve, ad essere prevalenti (per qualche ragione filogenetica) in quello che oggi è detto "emisfero dominante". Nell'emisfero controlaterale prevarrebbero invece i circuiti logici-simulativi più flessibili. Il travaso di informazioni tra l'emisfero "rigido" e quello "flessibile" è assicurato dalle "Vie o fibre associative commissurali". In ogni caso, la linea definitiva emergente dai terminali operativi dovrebbe essere comunque quella più aderente alle leggi generali adattative e di conservazione. Quello così sommariamente descritto rappresenta dunque un modello psicocibernetico ideale, nel quale la prevista strutturazione delle connessioni relative ai diversi circuiti, rigidi o flessibili, sia stata lasciata libera di formarsi secondo le leggi naturali, fisiche e biologiche, che regolano l'autorganizzazione di tutti i sistemi complessi. Tuttavia, se andiamo a guardare ai prodotti della società moderna, questa condizione operativa non sembra supportata dai correnti modelli educativi. Qui, la struttura neuropsichica si discosta dal modello psicocibernetico ideale, in quanto la prevalenza dei circuiti rigidi conservativi su quelli logici simulativi non appare giustificata dalle necessità strutturali di scarico di tensione del sistema, e nemmeno dalle necessità strategiche di avere all'uscita dai terminali operativi le risposte di massima aderenza alle esigenze vitali di adattamento all'ambiente nella sua globalità. Questa situazione paradossale sarebbe, invece, la conseguenza di un particolare condizionamento sociale: l'adozione in ogni caso prioritaria, a livello dei primi apprendimenti educativi, delle risposte ad esecuzione piu' rapida verso il conseguimento dei desideri della leadership -- non di quelli dell'individuo! -- in spregio delle risposte adattative più flessibili che potrebbero avere una maggiore consistenza funzionale ed oggettiva, ma richiederebbero (almeno in teoria) un tempo di esecuzione più lungo [3]. In un simile individuo, questa condizione strutturalmente anomala sembra compatibile con un impedimento al travaso naturale di flussi informativi tra i circuiti logici simulativi e i circuiti rigidi: cioè ad una diminuita permeabilità delle vie di associazione tra l'uno e l'altro emisfero cerebrale. Un simile blocco potrebbe avvenire nei primi condizionamenti educativi, attraverso inputs di rassicurazione o di, allarme, in un'età in cui le associazioni tra le cellule nervose e tra i diversi circuiti non hanno ancora assunto il loro assetto definitivo. Questo evento sarebbe compatibile con lo sviluppo organico del cervello umano, che prevede nei suoi primissimi anni una proliferazione esuberante delle connessioni interneuronali, e successivamente il riassorbimento selettivo delle connessioni meno usate o meno remunerative. Ne conseguirebbe, a livello comportamentale, un atteggiamento rigido e stereotipato, rituale, e la dipendenza da istanze di ordine istintuale ed emotivo finalizzate al consenso, anche quando questo tipo di consenso dovesse apparire razionalmente inutile, se non addirittura dannoso. Come conseguenza, a seconda del particolare tipo di modello pedagogico operante all'epoca della prima formazione educativa del bambino nella Famiglia, è possibile prevedere due differenti modalità di struttura psichica nell'uomo (per motivi di chiarezza espositiva, noi parliamo solo dei due poli estremi di un continuo: ovviamente molti "modelli" potranno, nella realtà, collocarsi in qualche posizione più intermedia). Al fine di abbassare le tensioni al livello minimo del sistema, in questo modello psicocibernetico una prima possibile risposta è caratterizzata dal prevalente ricorso a linee predeterminate di trattamento degli stimoli che consentono risposte rapide. L'esistenza di memorie conservative, o (per dirlo in un altro modo) di inputs positivi di rassicurazione -- quali quelli dovuti al consenso formale dell'autorità sociale e della leadership -- rappresenta la condizione operativa necessaria per questo tipo di risposta. La seconda possibilità concerne la formazione di una struttura cerebrale più articolata, capace di programmare, per errori e correzione di errori, risposte autonome in modo flessibile e creativo, relativamente indipendenti da input di rassicurazione provenienti dall'esterno, quindi maggiormente compatibili con il modello psicocibernetico "ideale", dove le condizioni di integrazione sono bilanciate tra i circuiti rigidi conservativi e quelli logici simulativi. La considerazione dei modelli pedagogici da cui dipendono queste due differenti tendenze formative può ora chiarire il rapporto tra la formazione psichica e quella sociale. La prima possibilità è caratterizzata dalla presenza (implicita ** od esplicita) di una forte e imperativa "domanda di consenso" nei rapporti familiari -- dove il plurale si riferisce non solo ai rapporti tra genitori e figlio, ma anche a quelli interni alla stessa leadership, tra l'uno e l'altro genitore (o l'altro "significante genitore", a seconda delle evenienze). Ciò avviene secondo il "Principio di Non-contraddizione" (detto anche "Principio di Autorità"): in questo caso, poiché il condizionamento educativo è dovuto all'iniziativa soggettiva del genitore, possiamo chiamare questa variante "Prassi educativa di tipo Soggettivo". (** Qui il termine "implicito" si riferisce solo alla nostra dispassionata prospettiva teorica: in realtà tutti i segnali sarebbero perfettamente chiari, "espliciti", per chi fosse stato precedentemente condizionato ad obbedirvi). La seconda possibilità è caratterizzata da un rapporto di linguaggio basato sulla libertà di parola , e sul confronto critico e dialettico tra i due genitori. Ovviamente, questo tipo di dialogo richiede la commendevole abitudine al rispetto reciproco e alla tolleranza per le opinioni opposte, senza alcun obbligo di consenso formale tra i due genitori o anche tra i genitori e il figlio: le informazioni educative verranno così trasmesse su esplicita e consapevole domanda di quest'ultimo, che è il naturale "oggetto" della prassi educativa. Perciò possiamo chiamare chiamare questa variante del modello pedagogico con il nome di "Prassi Educativa di tipo Oggettivo" o, più propriamente, "Educazione Dialettica". (nota) Ragionevolmente, l'Educazione Dialettica consente al figlio una maggiore autonomia di iniziativa nello spazio dialettico di linguaggio aperto dai genitori, dove potrà apprendere a gestire i propri comportamenti non tanto secondo la massima aderenza consensuale ai riti collettivi e al consenso del leader famigliare, quanto invece secondo un processo di apprendimento per errori e correzione di errori. Infatti, se un giovane individuo viene condizionato ad allineare le proprie risposte comportamentali all'immediato conseguimento del consenso del leader, secondo cioè il modello pedagogico "Prassi Soggettiva", egli svilupperà una personalità rigidamente psicodipendente dal consenso medesimo, e a strutturare le apposite memorie operative in cui il trattamento della tensione ne prevede lo scarico esclusivamente nella direzione del consenso medesimo. La sua struttura neuropsichica risulterà in questo caso sbilanciata verso il ricorso pregiudiziale ai circuiti rigidi e alle linee precostituite nel trattamento degli impulsi, e da un minimo uso dei circuiti flessibili logici e simulativi. Qualora invece sia stato formato secondo il modello pedagogico chiamato "Educazione Dialettica" il giovane individuo avrà appreso a valorizzare appieno la funzione flessibile dei propri circuiti logici simulativi; avrà così a disposizione, per trattare e scegliere le proprie linee comportamentali, un maggior numero di varianti logiche. Avrà così maggiori probabilità di far coincidere la propria linea di massimo scarico tensionale con quella di maggiore aderenza alle reali e complessive esigenze adattative del sistema, anziché con una sempre più rigida dipendenza psicologica dal consenso del leader. In quest'ultimo caso la sua psicocibernetica si avvicinerà maggiormente al modello ideale, e ad un corretto equilibrio tra le esigenze di scarico immediato - qual è quella di consensualità al leader - e le possibilità di scarico programmato nel tempo lungo, verso un comparativamente più largo adattamento comportamentale alle esigenze dell'ambiente. La condizione di maggior vantaggio individuale e collettivo sembra infatti legata ad una condizione di maggior flessibilità operativa, tale da consentire all'individuo la possibilità di considerare il proprio rapporto con il leader anche in una dimensione di confronto critico e dialettico. Ora, nell'evidenza della realtà comune, sembra possibile riconoscere una chiara prevalenza di strutture psicocibernetiche sbilanciate verso un abbassamento della tenzione nel tempo corto, e la scarsità dei modelli di convincimento e comportamento basati su criteri di razionalità e di consapevolezza nei rapporti interpersonali e sociali nel tempo lungo. Infatti, a un livello di massa, la teoria economica Keynesiana e il consumismo sembrano caratterizzati dall'attitudine mentale a pianificare nel tempo corto (senza parlare di conseguenze di ordine più generale come le distorsioni dell'equilibrio socio-ecologico), mentre condizioni di ipertensione, urgenza, stress, shock incombente ecc. possono pure essere considerate "problemi -tempo". Sebbene la relazione storica tra la percezione del tempo -- specialmente il socialmente ipostatizzato "tempo-orologio" -- e la salute vada oltre lo scopo immediato di questo scritto, tutti questi problemi sembrano avere un'origine comune nella mancanza di flessibilità adattativa. Pertanto tutte queste malattie e disagi possono essere propriamente considerati nell'ambito di una ben definita condizione patologica: la "Sindrome da Scarsa Flessibilità" [6]. A questo punto il nostro problema di cibernetica pratica diventa quello di pilotare la struttura psichica del singolo individuo attraverso il porto della famiglia, accostandolo il più stretto possibile al canale psicocibernetico ideale, a raggiungere il mare aperto delle informazioni provenienti dai livelli più elevati della cultura e della scienza. Ma (nel rischio di portare la stessa metafora ad incagliarsi) sono necessarie due ulteriori considerazioni. Il rischio più serio viene proprio dal circolo vizioso prodotto dalla dipendenza psicologica. Una volta che l'individuo sia stato condizionato ad accettare informazioni da un'autorità "convincente", egli cercherà convinzioni sempre più immediate; un leader più remoto è escluso dal proprio livello di aggregazione o dipendenza e, alla fine, solo da lui stesso. In questa corsa verso un leader di livello sempre più basso, l'informazione proveniente dai livelli più elevati della cultura e della scienza, e della civilizzazione in generale, avrà poco o nullo potere di convincimento anche se presentata con la massima consistenza scientifica. Non incidentalmente, questo descrive molto da vicino lo stato mentale di chi dipende dalla droga. Questo autentico vortice sulla rotta della nostra nave potrebbe sembrare insuperabile, ma guardiamo ancora al porto, al più largo sistema collettivo in cui sta aumentando la preoccupazione per questo problema ancora non risolto, e alla domanda pressante di abbassamento delle conseguenti tensioni sociali (non c'è bisogno di dirlo, al tempo presente questa pressione non tollera più alcun ritardo "politico": vi si risponde pertanto in termini autoritari, di "guerra alla droga" che -- come molti osservatori hanno notato -- altro non fa che aggravare il problema.) La risposta precisa, in definitiva, sta nella prevenzione primaria: con l'adozione da parte dei genitori del modello educativo mostrato come "Educazione Dialettica", mirata alla formazione della personalità autonoma e flessibile, la mente del giovane individuo è rafforzata contro il rischio di passare da una psicodipendenza "morbida" alla dipendenza "dura" da farmaci e droghe. Un altro rischio, quasi una secca, viene da una caratteristica particolare del linguaggio verbale. Di fatto, nelle relazioni interpersonali, le stesse due funzioni concorrono in ciascuna azione di linguaggio; quella soggettiva della relazione di "comando", e quella oggettiva del del contenuto "digitale" o "di notizia" [5]. Ciascuna azione di linguaggio modifica le relazioni interpersonali in cui si compie, nel senso che può rafforzare o indebolire il legame di subordinazione gerarchica che unisce i due parlanti. "Uccidere il messaggero" (comprensibilmente di cattive notizie) è una manifestazione di ciò. In nessuno dei due casi, tuttavia, abbiamo a che fare con scogli insuperabili, in una prospettiva pragmatica della comunicazione umana. La soluzione del "problema cibernetico" sembra consistere nel consegnare ai genitori l'informazione relativa alla possibile adozione di un modello educativo atto a consentire al giovane individuo un appropriato ambiente formativo. Un siffatto contesto familiare educatico, ragionevolmente mirato a favorire nel figlio l'auto-formazione di una ben equilibrata struttura psichica, vicina al modello psicocibernetico ideale, non solo consentirà all'individuo di adeguare i propri comportamenti individuali alle esigenze più complesse del sistema, ma potrà condurre verso un ambiente sociale meglio equilibrato, aperto ad una maggior quantità di informazioni messe "a disposizione" dell'uso comune, invece che l'attuale chiusura radicale. Naturalmente, abbiamo già un termine in uso,per descrivere questo aspetto 'disposizionale' della società: Educazione. Ciberneticamente, ora noi possiamo dire che una prassi educativa appropriata porta alla formazione della personalità psichicamente indipendente. Questa offre l'opportunità di superare il particolare errore di ordine gerarchico che è inerente agli atteggiamenti di dipendenza acritica dalla leadership sociale, cui si danno i nomi più svariati quali riduzionismo, specialismo, o dis-integrazione. Di fatto, la strutturazione neuropsichica dell'individuo verso una personalità più o meno condizionata alla psicodipendenza dal consenso del leader, dev'essere interpretata in relazione all'inderogabile necessità collettiva di ordine gerarchico. A questo proposito, sembra utile stabilire -- anche se in un modo arbitrario -- un gradiente culturale di maturazione evolutiva circa le caratteristiche proprie del leader per le quali quest'ultimo viene eletto al suo particolare ruolo gerarchico di 'comando'. Al livello inferiore, primordiale di una simile scala arbitraria, la prerogativa necessaria per esser leader sarà verosimilmente la forza muscolare e l'aggressività. Salendo verso l'alto, troveremo l'esibizione di '"status-symbols", l'abilità manuale e sportiva, il censo, l'abilità retorica, il rango nelle diverse classi sociali. Infine al livello più elevato, avremo la produttività artistica, culturale, sociopolitica e scientifica (e ovviamente l'autoconsapevolezza). I processi di apprendimento saranno tanto più razionali e flessibili quanto più l'individuo avrà saputo o potuto rapportarsi con livelli di aggregazione e con leaders di ordine più elevato, dei quali il massimo livello scientifico -- meraviglia delle meraviglie! -- è proprio il tipo di interdisciplinarietà di cui la Cibernetica è accreditata. In quest'ultimo caso l'individuo sarà dotato della massima attitudine a trovare linee di scarico tensionale ovunque queste possano essere, in una linea pienamente integrata e coerente con una comprensione totale ed esaustiva di tutte le possibili varianti del sistema. La prua di un siffatto vascello punterà inesorabilmente verso gli abissi del totalitarismo e del fondamentalismo, a portare il suo carico salva-vita di apertura mentale là dove è più disperatamente necessario. In quest'orizzonte, possiamo dire, va l'onda lunga del futuro. Nota
1
- Firrao S.: Theory of Self-Organizing Systems, CENS, Liscate, 1983
Ultimo Aggiornamento: 17/06/03 |
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