![]() |
||
|
Uno
dei più significativi assunti emersi dal Convegno di Rovigo è che il valore
della comunicazione non è soltanto funzione di chi trasmette il messaggio,
ma anche di chi lo riceve. La comunicazione è infatti una funzione della
flessibilità dell'ascoltatore. Desidero
a questo punto rimarcare ancora una volta gli aspetti paradossali dell'attuale
scenario di comunicazione. Se infatti un messaggio viene indirizzato a
chi possiede una personalità rigidamente dipendente per le proprie procedure
di decisione dal consenso dei propri leaders sociali, saranno i relativi
simboli e segna-contesto che dovranno conferire al messaggio tutta l'autorevolezza
necessaria a renderlo convincente e farlo così accettare. In questo caso
però il convincimento sarà evidentemente il risultato di un rapporto gerarchico
d'informazione a senso unico, e non tanto di un processo di comunicazione
intesa come partecipazione interattiva, consapevole, critica e fertile
del singolo al tessuto della cultura collettiva. In questa prospettiva, nel Convegno di Rovigo sono state messe in grande evidenza le condizioni culturali della nostra società, e le potenzialità multimediali della moderna tecnologia di informazione da cui dipende la formazione della struttura mentale del singolo e dell'immaginario collettivo. Inoltre, nella possibilità di orientare scientificamente tale formazione verso più elevati livelli di flessibilità e di creatività, è stata rivolta una particolare attenzione alla funzione formativa della comunicazione famigliare. Alle soglie degli anni 2OOO, la moderna ricerca educativa ha saputo infatti mettere in luce gli strumenti culturali atti a consentire alla famiglia - prima ancora che alla scuola - di recuperare il proprio ruolo di pilastro portante della nostra società, attraverso la gestione consapevole e responsabile di quella che rappresenta senz'alcun dubbio la più importante funzione della comunicazione: la formazione del cervello pensante. Il Convegno di Rovigo ha così mostrato di possedere due anime. E' emersa anzitutto la necessità, in un mondo che evolve sempre più in fretta, di sviluppare su basi culturali e scientifiche più avanzate le tecnologie e i contenuti dell'informazione. Se infatti l'informazione costituisce in ogni caso una componente essenziale del tessuto sociale, e se la sua consegna non può che avvenire dai vertici della scienza e della tecnica alla base delle masse, è chiaro che solo la gestione corretta e scientifica delle tecnologie multimediali e del contenuto dei messaggi può consentire alla collettività di affrancarsi dalla dipendenza acritica e passiva dalla cosiddetta civiltà dei consumi. Solo così sarà possibile continuare la strada che Galileo ci ha insegnato: quella che dalla conoscenza della natura conduce al rispetto delle sue leggi, verso una migliore qualità della vita. Come seconda anima del Convegno, è emersa prepotentemente la necessità di dotare i nostri figli di una struttura mentale più aperta e creativa, in una parola flessibile. Una volta messi in luce i meccanismi di comunicazione famigliare educativa che regolano la strutturazione organica del cervello, diventa infatti possibile sviluppare razionalmente e consapevolmente la flessibilità e la creatività nelle nuove generazioni. Solo così l'informazione potrà diventare veramente comunicazione: solo una struttura mentale maggiormente flessibile può consentire ai nostri figli sia di difendersi dagli effetti tossici che l'informazione oggi può avere, sia di partecipare con la propria creatività alla costruzione della società di domani. Le premesse ci sono dunque tutte, perché le due anime del Convegno si possano integrare in un unico atto di comunicazione, così da poter avviare su base finalmente scientifica una "Politica di Educazione Creativa in Europa". Così, con le stesse parole con cui si è aperto, il Convegno di Rovigo ora si chiude e cede la parola agli uomini di buona volontà. (di Antonio Rossin - Chairman del Convegno)
Ultimo Aggiornamento: 17/06/03 |
||