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Uno dei più significativi assunti emersi dal Convegno di Rovigo è che il valore della comunicazione non è soltanto funzione di chi trasmette il messaggio, ma anche di chi lo riceve. La comunicazione è infatti una funzione della flessibilità dell'ascoltatore.
Questo assunto si sviluppa sulla combinazione di due varianti. La prima riguarda la personalità di chi riceve il messaggio, che può essere rigida dipendente, oppure autonoma e flessibile. La seconda riguarda i due diversi aspetti dell'oggetto della comunicazione: la sua sostanza, che è dovuta al contenuto di notizia posseduto dal messaggio, e la sua forma che è dovuta invece alla presenza dei cosiddetti segnali di identificazione del contesto. Più che dall'effettiva notizia contenuta nel messaggio, questi segnali di contesto dipendono dal luogo e dal modo in cui il messaggio viene pronunciato: quindi dall'autorevolezza e dall'abilità retorica dell'oratore, dal prestigio del contorno, dal risalto riservato dai mass-media alla comunicazione del messaggio stesso, dal potere di penetrazione del mezzo usato per la sua diffusione, e dal consenso riservatogli dai leaders collettivi. Le ultime consultazioni politiche in Italia hanno offerto un clamoroso esempio di quanto sia importante il problema di questi segnali di identificazione del contesto.

Desidero a questo punto rimarcare ancora una volta gli aspetti paradossali dell'attuale scenario di comunicazione. Se infatti un messaggio viene indirizzato a chi possiede una personalità rigidamente dipendente per le proprie procedure di decisione dal consenso dei propri leaders sociali, saranno i relativi simboli e segna-contesto che dovranno conferire al messaggio tutta l'autorevolezza necessaria a renderlo convincente e farlo così accettare. In questo caso però il convincimento sarà evidentemente il risultato di un rapporto gerarchico d'informazione a senso unico, e non tanto di un processo di comunicazione intesa come partecipazione interattiva, consapevole, critica e fertile del singolo al tessuto della cultura collettiva.
E ancora, se un messaggio è dotato di aderenza scientifica alla realtà, la sua stessa autorevolezza può incoraggiare in chi l'ascolta l'abitudine alla fiducia, ed è quindi destinata a conferire potere convincente a chi accede comunque ai mezzi di informazione, anche senza possedere delle motivazioni culturali od etiche consistenti. Coloro che fanno informazione di autorevole contenuto scientifico, ma non affrontano il problema di come sviluppare la flessibilità critica nei propri ascoltatori, potrebbero fare così senza saperlo il gioco di chi fa pure informazione però per scopi personali e demagogici, e sa presentarsi in veste di grande autorevolezza riuscendo così a sfruttare la stessa dipendenza gerarchica che i primi avevano consolidato negli ascoltatori. Il pieno successo culturale della comunicazione scientifica è quindi una funzione obbligata della flessibilità mentale di chi la riceve. Solo questa precisa condizione sembra infatti poter conferire ad un atto di informazione il valore di effettiva comunicazione: quello cioè di costituire un insostituibile stimolo per la partecipazione attiva e consapevole del singolo alla crescita della cultura collettiva.

In questa prospettiva, nel Convegno di Rovigo sono state messe in grande evidenza le condizioni culturali della nostra società, e le potenzialità multimediali della moderna tecnologia di informazione da cui dipende la formazione della struttura mentale del singolo e dell'immaginario collettivo. Inoltre, nella possibilità di orientare scientificamente tale formazione verso più elevati livelli di flessibilità e di creatività, è stata rivolta una particolare attenzione alla funzione formativa della comunicazione famigliare. Alle soglie degli anni 2OOO, la moderna ricerca educativa ha saputo infatti mettere in luce gli strumenti culturali atti a consentire alla famiglia - prima ancora che alla scuola - di recuperare il proprio ruolo di pilastro portante della nostra società, attraverso la gestione consapevole e responsabile di quella che rappresenta senz'alcun dubbio la più importante funzione della comunicazione: la formazione del cervello pensante.

Il Convegno di Rovigo ha così mostrato di possedere due anime. E' emersa anzitutto la necessità, in un mondo che evolve sempre più in fretta, di sviluppare su basi culturali e scientifiche più avanzate le tecnologie e i contenuti dell'informazione. Se infatti l'informazione costituisce in ogni caso una componente essenziale del tessuto sociale, e se la sua consegna non può che avvenire dai vertici della scienza e della tecnica alla base delle masse, è chiaro che solo la gestione corretta e scientifica delle tecnologie multimediali e del contenuto dei messaggi può consentire alla collettività di affrancarsi dalla dipendenza acritica e passiva dalla cosiddetta civiltà dei consumi. Solo così sarà possibile continuare la strada che Galileo ci ha insegnato: quella che dalla conoscenza della natura conduce al rispetto delle sue leggi, verso una migliore qualità della vita.

Come seconda anima del Convegno, è emersa prepotentemente la necessità di dotare i nostri figli di una struttura mentale più aperta e creativa, in una parola flessibile. Una volta messi in luce i meccanismi di comunicazione famigliare educativa che regolano la strutturazione organica del cervello, diventa infatti possibile sviluppare razionalmente e consapevolmente la flessibilità e la creatività nelle nuove generazioni. Solo così l'informazione potrà diventare veramente comunicazione: solo una struttura mentale maggiormente flessibile può consentire ai nostri figli sia di difendersi dagli effetti tossici che l'informazione oggi può avere, sia di partecipare con la propria creatività alla costruzione della società di domani.

Le premesse ci sono dunque tutte, perché le due anime del Convegno si possano integrare in un unico atto di comunicazione, così da poter avviare su base finalmente scientifica una "Politica di Educazione Creativa in Europa". Così, con le stesse parole con cui si è aperto, il Convegno di Rovigo ora si chiude e cede la parola agli uomini di buona volontà.

(di Antonio Rossin - Chairman del Convegno)

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Antonio Rossin
Neurologo - Medico di base
45010, Ca' Vendramin (RO)
Italia
www.flexible-learning.org

Ultimo Aggiornamento: 17/06/03