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Dall’educazione della Famiglia alla consapevolezza collettiva IntroduzioneLa necessità di sviluppare gli strumenti del dialogo tra società e culture diverse perseguendo finalità di tolleranza, accettazione e valorizzazione delle differenze richiama l’attenzione sullo strumento principe della comunicazione umana, il linguaggio, e sull’organizzazione del pensiero che vi sta a monte e lo produce.Una comprensione razionale della struttura mentale del pensiero di cui il linguaggio stesso è l’espressione, può infatti portare alla valorizzazione delle varianti logiche che meglio sviluppano i valori della consapevolezza e del rispetto delle reciproche diversità, quindi all’apertura di un confronto costruttivo tra le peculiarità su cui le diverse culture trovano il loro prezioso e insostituibile fondamento. La ricerca originale di Antonio Rossin ( http://www.educazionedialettica.it ) ha messo in luce i parametri elementari su cui si articola la struttura dialettica del pensiero e del linguaggio nella comunicazione umana, mettendo così a disposizione di ciascun individuo il know-how utile a controllare consapevolmente e ad articolare flessibilmente la propria partecipazione attiva e responsabile al dialogo tra appartenenti a società e culture diverse, verso la cooperazione e la coesistenza pacifica. In linea con tale studio, il ‘Progetto Einstein’ prevede la consegna del relativo know-how, attraverso l’Istituzione educativa, ai primi responsabili della formazione psichica del bambino. Il Know-how del Progetto
Scopo di questo studio è identificare la struttura del dialogo interindividuale e quella del pensiero individuale che vi sta a monte, così da ricavarne un modello ripetibile che sviluppi i valori del confronto costruttivo e della coesistenza pacifica e cooperativa in un contesto globale di comunicazione. Sono questi i valori previsti dalla necessità di sviluppare il dialogo tra appartenenti a società ed a culture diverse. Inizierò da un’analisi del campo generale in cui si esprime ogni maniera di comunicare il pensiero. Per convenienza, possiamo assegnare a questo campo il nome di “Universo Umano del Discorso” e più specificamente quello di ‘Pensiero comunicabile soprattutto nel linguaggio’. Questo approccio è pragmatico, poiché riguarda la ‘maniera di pensare’ di noi umani che si esprime appunto attraverso i rapporti di linguaggio, per meglio comprendere l’impatto che questi possono esercitare sulla collettività verso lo sviluppo di una struttura mentale flessibile. Sempre per convenienza, assumiamo infatti che la struttura che stiamo cercando sia caratterizzata dalla capacità di sviluppare una Nuova Maniera di Pensare, in alternativa alla struttura mentale rigida che sarebbe il logico e prevedibile risultato della ‘Maniera di Pensare’ tradizionale e corrente, che appare però inadatta alle esigenze di tolleranza e flessibilità che formano l’obiettivo di questo Progetto Einstein. Ovviamente, parlando di tali due polarità, rigida e flessibile, sto facendo una separazione solo per motivi di esposizione: non sto suggerendo che tali polarità debbano essere trovate in una forma ‘pura’ in ogni individuo o situazione. Invece esse rappresentano i due estremi di un continuo dove la maniera di pensare - e conseguentemente, di comportarsi - di ogni individuo o collettività può solo tendere verso l’uno o verso l’altro di essi. Il nostro intento è che la maniera di pensare dei nostri popoli tenda verso la polarità ‘flessibile’ del pensiero e del comportamento. In una precedente pubblicazione (1) ho disegnato la formula generale di ogni rapporto di comunicazione, quindi anche dell’Universo Umano del Discorso a partire dalla Famiglia, nella formula [(A ±B) —>C], dove questi termini si riferiscono a quelli della Dialettica di Hegel nel suo significato originale di processo logico formato da Tesi, Antitesi e Sintesi. Avremo pertanto, nel nostro modello di Comunicazione-Educazione Dialettica: • (A) sta per ‘Tesi’, il ‘Core’ del discorso. Nei comuni rapporti di comunicazione, (A) è la persona che parla per primo, o il discorso che è stato proposto in prima istanza: la Tesi di partenza appunto. Possiamo convenientemente assumere che il linguaggio in cui si esprime questa persona-discorso sia ‘positivo’, (+) per definizione, quindi lo indicheremo d’ora in avanti come (+A). • (B) sta per ‘Antitesi’, in riferimento alla Tesi (+A). (B) è la persona che parla per secondo a (+A). Come vedremo, l’antitesi è un opzionale: quando è presente, il messaggio (B) può essere consensuale a (+A) e quindi anch’esso ‘positivo’, (+B); oppure può essere in opposizione o in critica a (+A), e quindi ‘negativo’, (-B); o anche essere assente, (noB) • l’aggregato (+A ±B) sta per il contesto dialettico di discussione. Nel caso più semplice definisce il rapporto di linguaggio tra i due genitori quando parlano in presenza e nell’interesse del figlio (C). • la freccia —> indica la direzione del processo dialettico, da (A, B) che parlano verso (C), che è l’utente finale del discorso. • (C) è l’utente finale, il pubblico per il quale la comunicazione prende consistenza di modello culturale. (C) sta quindi anche per ‘Sintesi’, detta anche ‘Network’, ‘Rete’ o ‘Struttura’. Nel caso di maggiore immediatezza pragmatica, riferito quindi al contesto dialogico della famiglia, (C) è la struttura mentale del giovane individuo che costituisce l’obiettivo, l’utente finale del discorso. Su questa base, la formula generale di ogni contesto pratico di comunicazione ammette tre possibili varianti di Aggregato (+A±B):
Nello specifico, l’adozione della variante (+B) nell’Aggregato (+A±B) deve essere considerata come la produzione di una falsa dialettica, per la sua funzione gerarchica di aggiungere potere all’autorità fondamentale della Tesi (+A), facendola diventare dogmatica e portando quindi alla repressione conflittuale e alla emarginazione del partner comunicativo qualora questo voglia esprimere una propria diversità. Nel tempo, tale maniera di pensare e di comunicare tenderà a ripetersi e rinforzarsi come ogni altro ‘meme’ (elemento culturale abituale, formula di pensiero, o paradigma). Ovviamente, l’Universo Umano del Discorso che ne risulta e le procedure di convincimento e di comportamento che vi corrispondono a livello individuale e collettivo potranno risentire molto pesantemente per l’adozione pervasiva della ‘maniera di pensare’ sopra indicata come (+A noB) – nota anche come Effetto Bandwagon – e origine nascosta di tante procedure di comportamento conflittuali. A un livello collettivo, basti pensare alla assenza (noB) di qualsiasi antitesi o critica dialettica nel ‘discorso’ di quella parte del popolo tedesco che ha portato agli orrori della Seconda Guerra mondiale, o nel ‘discorso’ dei popoli fondamentalisti che stanno portando il mondo agli orrori dell’odierno terrorismo. A livello individuale, basti pensare agli infiniti drammi quotidiani di mancato adattamento alla realtà, ed al conseguente stress dovuto alla mancanza della struttura mentale flessibile [(+A -B) —>C]. Ora che la nostra ‘Network’ è stata stabilita teoricamente, vediamo cosa può succedere in un contesto pratico di comunicazione, fatto di discorsi e/o di soggetti che parlano e di un pubblico che legge e/o ascolta. Perché un simile contesto possa esistere nella realtà, ci deve essere inevitabilmente un soggetto parlante e quindi un discorso che viene ‘prima’ e che possiamo convenientemente chiamare ‘positivo’, (+A). Ci deve anche essere un secondo soggetto parlante -o più d’uno- che si aggiunge eventualmente al dibattito come possibile referenziale dialettico, (±B); e tutto ciò di fronte al pubblico (C). Nel contesto tipico di questa situazione, (B) potrà esprimersi:
Secondo questa analisi, la terza variante (+A -B) di rapporto dialettico, caratterizzata dalla presenza e dalla valorizzazione del linguaggio negativo di (-B), si presenta come il modello di riferimento per una Nuova Maniera aperta e flessibile, dialettica, di Pensare e di Comunicare centrata sul rispetto e la valorizzazione delle reciproche diversità verso la costruzione di volta in volta di una sintesi collettiva di coesistenza pacifica e cooperativa. Come suo prevedibile risultato, il ‘network’ o struttura mentale (C) va identificato come l’obiettivo di ogni rapporto pratico di comunicazione. (C) diventa pertanto l’utente finale del discorso, inteso (consapevolmente e deliberatamente o inconsapevolmente e idealmente) come il set di comunicazione finalizzato a introdurre o migliorare la personalità e la capacità di comunicare flessibile. Assumiamo infatti che idealmente, ammettendo cioè la buona volontà di chi comunica, ogni evento di comunicazione possiede la finalità incidentale, inevitabile, consapevole o inconsapevole, di migliorare l’accuratezza della comprensione e dell’accettazione dell’aggregato dialettico (+A ±B) da parte della struttura mentale di (C). Pertanto (C) può rappresentare la struttura mentale flessibile di un individuo capace di ricorrere ad una nuova Maniera di Pensare in quanto inizio, base essenziale e finalità stessa di ogni successiva pratica individuale di comunicazione in un contesto collettivo di coesistenza pacifica e costruttiva. Dall’educazione della Famiglia alla consapevolezza collettivaDiventa a questo punto opportuno per noi adulti responsabili, per noi genitori ordinari, vedere come si possa applicare la medesima formula di modello comunicativo, in ciascuna sua variante, alla realtà dialogica della Famiglia in quanto struttura originaria in cui avviene l’apprendimento, insieme, del linguaggio parlato e dei primi rapporti di comunicazione interpersonale e sociale. La comprensione di questo modello – della sua formula - può consentire una migliore esecuzione della stessa su un terreno di pratica quotidiana verso lo sviluppo della struttura mentale ‘flessibile’ intesa come capace di tolleranza e di rispetto reciproco, a partire dalla prima formazione educativa del giovane individuo.In questo caso i termini della formula saranno: (+A), la Tesi o ‘Core’, è il genitore che parla per primo al figlio (C): di solito, la madre; (±B), il ‘Referenziale’, è l’altro genitore o il significante tale (è opzionale) che parla ‘secondo’ rispetto a (+A): di solito, il padre; (C), la risultante è il bambino o la bambina che sta formando la sua ‘network’ di connessioni mentali sulla quale organizzerà i propri futuri processi di pensiero e di comportamento comunicativo interpersonale e sociale. In questa situazione reale, il bambino si forma ogni sua precedente esperienza dalla nascita in poi, memorizzandone il percorso a seconda del feed-back ricevuto dai genitori secondo una, o più d’una, di queste auto-rinforzantesi maniere di pensare e di parlare: il modello (+A noB) ‘un solo genitore parla, nessun’altra opinione è consentita’; o il modello (+A+B) ‘quando un genitore parla, l’altro è tenuto ad aggiungere sistematicamente il proprio consenso’; o infine, il modello (+A-B): i genitori si esprimono in confronto dialettico e lo mostrano al figlio (C), offrendogli così l’opportunità di una scelta responsabile e consapevole. Così formato, il bambino -futura persona adulta - sarà tenuto a scegliere per la sua futura aggregazione sociale lo stesso modello di comunicazione cui è stato abituato in famiglia, e a praticarlo come suo modo di partecipazione personale nelle procedure di convincimento e comportamento che formeranno la quotidianità dei propri rapporti con gli altri individui e le altre culture. Consideriamo ora come le diverse varianti di ‘network’ possono fissarsi nella struttura mentale dell’individuo a determinarne il futuro atteggiamento di partecipazione sociale: se la variante di formula [(+A noB) —> C], o la variante [(+A+B) —> C], o infine la variante [(+A-B) —> C] Per sapere quale di queste varianti sarà prevalente nella struttura mentale del giovane individuo basterà guardare le stesse varianti in quanto ‘feed-back’ nel contesto reale della Famiglia, a partire dall’età da zero a tre anni del bambino in cui esso sta auto-consolidando la rete delle proprie connessioni cerebrali, preparando in tal modo un percorso preferenziale o alla maniera di pensare [(+A noB) —> C], o alla [(+A +B) —> C], o infine alla [(+A-B) —> C], per le prassi di comportamento individuale e collettivo che vi conseguiranno. ConclusioneLa pratica corrente delle procedure individuali di convincimento e di comportamento può dunque attuarsi secondo tre varianti logiche di comunicazione poste in essere nello svolgersi dei rapporti interpersonali e sociali. Questi modelli possono tramandarsi di generazione in generazione con meccanismo di feedback famigliare, come eredità culturale, ‘memetica’, ad imprintare il ’network’ prima individuale e poi anchecollettivo nelle sue manifestazioni relazionali. Esse sono:La variante [(+A noB)—>C] = Viene trasmesso un unico messaggio ineludibile. Questo modello sembra essere prevalente nelle nostre civiltà occidentali; La variante [(+A +B)—>C] = Vengono trasmessi due messaggi: il secondo conferma il primo che è quello di chi detiene il potere, così rinforzandolo e rendendolo dogmatico. Questo modello è tipico dei regimi fondamentalisti e di ogni ideologia religiosa o di altro ordine che si proclami infallibile, invincibile ed immacolata; La variante [(+A -B)—>C] = Vengono trasmessi due messaggi autentici, diversi, non necessariamente concordi e non necessariamente in antitesi fra loro. Secondo questa variante dialettica, l’antitesi (-B) può essere data da qualsiasi stimolo proveniente da ogni altra sorgente che non sia la tesi espressa da (+A). Di fatto, in assenza dell’input dialettico costituito da (-B), nella pratica dei rapporti di comunicazione umana non esiste possibilità logica di tolleranza critica e di partecipazione cooperativa, quindi neppure quella forma pratica di interazione sociale attiva e responsabile che è nota col nome di Democrazia. Quando (+B) si subordina consensualmente a (+A), il risultante aggregato gerarchico (+A+B) diventa infatti un dogma inquestionabile. Ogni maniera di pensare che vi sia coerente tenderà a radicarsi e ripetersi ulteriormente come un ‘meme’. Così educato, il bambino naturalmente docile o l’individuo comunque gregario tenderà a divenire il rigido e fanatico fondamentalista, l’indottrinato guerriero della “guerra santa”, l’ortodosso ‘carne da cannone’. Come risultato prevedibile – Einstein infatti lo aveva previsto – oggi l’Universo Umano del Discorso sembra essere arrivato ad una crisi profonda, che vede ragionevolmente la sua origine nella pervasiva esclusione del Referenziale Dialettico (-B) da ogni situazione o procedura di pensiero e di comportamento, a favore invece della forma di partecipazione sociale che gli americani chiamano ‘costruzione del consenso’ o ‘Bandwagon’, ottenuta facendo coincidere la Tesi (+A) con l’Aggregato (+A noB) – oppure nel fondamentalismo dove il messaggio (+A) è reso dogma (+A +B) dal consenso gerarchico e obbligato del partner comunicativo (+B): in entrambi i casi, falsando ogni possibilità di autonomia critica nella consapevolezza di (C). Abbandonando quindi ogni ‘vecchia’ Maniera di Pensare dogmatico-fondamentalista e totalizzante, i cui modelli corrispondono alle formule [(+A +B)—>C] e [(+A noB)—>C] di comunicazione, maggiore attenzione dovrà esser posta ad una Nuova Maniera di Pensare – e di Agire coerentemente – nei termini della formula [(+A -B)—>C] qui illustrata. Sembra cioè opportuno guardare ad un nuovo ‘Universo Umano del Discorso’ prossimo venturo, caratterizzato e sempre più supportato dal pensiero flessibile (+A –B) nella pratica di comunicazione individuale tra i diversi individui e tra i diversi popoli, sempre meno ‘bacato’ dal pensiero dogmatico-fondamentalista (+A +B) o ‘bandwagonista’ (+A noB), per i comportamenti rigidi, intolleranti e conflittuali che inevitabilmente vi conseguono. In questo difficile ambito l’Educazione Dialettica alla flessibilità, attraverso il Progetto Einstein, può offrire un contributo. È convinzione comune che lo sviluppo di un pensiero autonomo, efficiente, responsabile e maturo è tanto più difficile da ottenere quanto più noi genitori tardiamo a coinvolgere e incoraggiare pazientemente il bambino ad esplorare ed applicare un modo di pensare flessibile, sin dall’età della prima acquisizione del linguaggio. Sappiamo che il saper leggere e scrivere e la buona grammatica richiedono un’istruzione appropriata: noi non le assorbiamo solo perché siamo circondati da segnali significativi, il linguaggio appunto, in una sorta di osmosi sociale. Allo stesso modo dobbiamo riconoscere che il funzionamento efficiente di ogni altra forma di comunicazione o interazione sociale, reclama un analogo impegno basilare da parte dei tutori, in primo luogo noi genitori, ed una guida da parte dei pedagogisti. In questa direzione, riteniamo che l’area Euro-mediterranea – cui questo ‘progetto’ viene inizialmente indirizzato – saprà svolgere la sua funzione storica di culla della civiltà verso la coesistenza pacifica dei popoli: soprattutto oggi, quando questa condizione così vitale per l’uomo appare minacciata da ogni parte. Da un punto di vista operativo appare subito evidente che, data la delicatezza della materia trattata, la consegna della relativa informazione ai Genitori debba essere il meno invasiva possibile. Sembra pertanto opportuno affidare la divulgazione della relativa informazione ad un semplice questionario, appositamente preparato da un comitato di psicologi e pedagogisti e diffuso dall'Istituzione competente, che interroghi i Genitori circa la loro eventuale conoscenza e applicazione dei parametri sopra illustrati. Allo stato presente, le implicazioni positive di una simile consapevolezza da parte dei genitori sul domani dei figli possono solo essere immaginate. (Antonio Rossin)
Note: (1) http://www.flexible-learning.org/ita/parola_salute.htm (2) http://www.flexible-learning.org/ita/linguaggio_neg.htm
Ultimo aggiornamento: 16/01/06 |
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