Linguaggio per la pace

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di Antonio Rossin e Jud Evans. Comunicazione alla Conferenza internazionale su Multiculturalismo e Comunità Globale - 24-27 luglio 2010, Tehran, Iran ( http://www.mcgc.ir/index.php )
Titolo della versione originale inglese: “Dialectic Education for Peace”

Tema della conferenza: Cultura: diversità o Integralismo - Multiculturalismo e Pace Globale

Abstract

Il meccanismo educativo familiare e pedagogico tradizionale alla base del processo neuro-formativo è una forma neurologica di "imprinting", che vieta al soggetto qualsiasi forma di critica autonoma dialettica verso l'autorità riconosciuta, prima famigliare e poi socio-politica e religiosa. Oggetto di quest'analisi è la necessità di sviluppo del discorso dialettico tra genitori e figlio a iniziare dall'età piu sensibile del bambino, in alternativa quindi alla tradizione corrente rivelatasi inadeguata.

L'età da zero a tre anni è cruciale per la formazione psico-sociale del bambino e delle sue future convinzioni. Disse Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù:

"Datemi i primi quattro anni della vita di un uomo, e lo trasformerò in un perfetto soldato di Dio".

La tradizione occidentale trasmette al bambino la precoce accettazione delle strutture gerarchiche necessarie alla sua sopravvivenza con una modalità binaria di contrapposizone tra istruzione oggettiva e accettazione soggettiva, mai sottoposta a discussione. Così l'intervento socio-parentale sui comportamenti del bambino in via di sviluppo, sia in casa che a scuola, è costituito quasi interamente dalla prescrizione unilaterale negativa suffragata da astrazioni e reificazioni e dal sanzionamento, in opposizione ai desideri intenzionali e alle azioni del bambino. L'opposizione pedagogica genitoriale si traduce in un'esperienza soggettiva conflittuale per il bambino, che spesso la manifesta come crescente intolleranza psicologica verso le norme della famiglia e della società. Esiste spesso un rifiuto ribelle di riconoscere e rispettare le convinzioni e le pratiche del mondo degli adulti in generale, che è disprezzato dai giovani come un'ingenua conformità culturale e sociale, subordinata al consenso politico e religioso dei leader sociali.

Proponiamo pertanto una "Educazione Dialettica" in cui i genitori, quando si confrontano in questioni sociali, morali e politiche coinvolgono i figli e gli altri membri della famiglia in un rapporto amichevole e paritetico, nel rispetto reciproco di ogni possibile divergenza di opinioni. In questo modo, il bambino non subirà i condizionamenti impressi da una super-autorità trascendentale a lui esterna, posta al di là e al di sopra di quella genitoriale che viene interiorizzata naturalmente.

Va ancora detto che in tempi di depressione economica, vi è spesso una diminuzione della tolleranza sociale e delle autorizzazioni permissive che vi sono implicite. Nei figli, il conseguente disagio psicologico si accompagna alla riduzione o alla totale mancanza di rispetto verso il consenso, le prescrizioni o l'approvazione dovuti ai genitori e ai leader sociali.

Come colmo dell'ironia, a causa dell'assenza di volontà politica e dell'inettitudine educativa delle democrazie occidentali "calate dall'alto” - il cui esempio sono gli Stati Uniti - il tipo di rifiuto e di fuga scelto dai giovani per prendere le distanze dal grossolano stile di vita materialista dei loro anziani è solo una riproduzione grottesca della dipendenza socio-consumistica dei genitori, ma nella forma ben più perversa di una dipendenza psico-fisica viziosa e distruttiva: quella della droga.

In conclusione, proponiamo ai genitori un nuovo modello pedagogico trasparente, che metta a disposizione del bambino uno spazio di consultazione e confronto delle proprie opinioni e che lo  incoraggi a sviluppare l'iniziativa e il pensiero critico costruttivo anche nel suo rapporto con l'autorità costituita, in un comportamento autonomo, autoconsapevole e responsabile di partecipazione sociale e di rispetto reciproco.  Raccomandiamo questo modello basato sul confronto e sulla tolleranza reciproca come il più adatto alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace a ogni livello di comunicazione umana, sia individuale che collettiva e globale.


INTRODUZIONE

1.  La predisposizione psicologica e la volontà dell'individuo di riconoscere e rispettare le credenze o i modelli comportamentali indicati dalle autorità può essere considerata una dipendenza passiva dai meccanismi suggestivi di controllo del comfort consumistico e delle comodità insite nella conformità culturale e sociale, quindi  subordinata al consenso dei leader sociali, politici e  religiosi.

2. Quando vi è una diminuzione del comfort consumistico e delle comodità psicologiche vi è spesso una diminuzione della tolleranza sociale e del conseguente grado di libertà individuale.  Il disagio psicologico si accompagna alla riduzione o alla totale mancanza di subordinazione al consenso, alle prescrizioni o all'approvazione prevista dai leader sociali.

3. La necessità psicologica per tutti imperativa di affermare la propria personalità individuale, dovuta al fiorire della creatività e della capacità espressiva personale, è di per sé incompatibile con il concomitante e spesso contraddittorio desiderio di migliorare la propria posizione sociale.  L'aspirazione a superare questo contrasto presenta difficoltà oggettive per grandi e piccini. Le esigenze di una più stretta conformità sociale unitamente al disagio conseguente alla depressione economica causano infatti un'assenza di comfort consumistico e di facilitazioni per i giovani. Queste difficoltà, psicologicamente mediate, generano spesso reazioni intensamente emotive: atteggiamenti aggressivi, vandalismo, insubordinazione e tossicodipendenza, seguite da un rapido deterioramento della subordinazione all'autorità e della coesione sociale.

4. L'antidoto al desiderio comune a tanti figli di sublimare l'aspetto psico-gerarchico della loro personalità nell'acquisizione di una personalità autoritaria dominante, va cercato nell'insegnamento educativo e nello sviluppo di una personalità autonoma, informata e flessibile, che consenta loro di partecipare al contesto decisionale comune con il loro contributo critico e creativo.

5.  La personalità rigida psico-dipendente, in opposizione a quella autonoma flessibile, è indicata  tra i rischi maggiori di tossicodipendenza nei giovani. Questo dato è pubblicato nella circolare 84 del 10/20/1984 del Ministero Italiano della Salute, "Interventi per la prevenzione primaria delle tossicodipendenze".  I genitori e gli educatori sembrano tuttavia sottovalutare quest'informazione.

L'INFORMAZIONE  NEGATA

6.    Ogni tentativo di fornire suggerimenti per eventuali pratiche di cambiamento nei paradigmi tradizionali della comunicazione familiare e dell'educazione casalinga dei bambini incontra di fatto severe resistenze. Con l'eccezione di alcune scuole e collegi progressisti, la stessa risposta negativa è di riscontro comune quando vengono consultate le istituzioni educative. In questo modo il sistema sociale difende la sua struttura gerarchica piramidale, negando cioè l'esistenza stessa di qualsiasi gerarchia sociale e lasciando supporre che ci sia uguaglianza per tutti.

7.  Come conseguenza immediata di questa disinformazione a livello individuale, la moderna ricerca scientifica non è ancora stata capace di offrire strumenti di auto-difesa contro i danni della dipendenza psicologica al popolo male informato e svantaggiato, soprattutto ai giovani. Gli squilibri economici legati alla dipendenza consumistica rimangono in questo modo inalterati.
8.  I genitori - primi responsabili della formazione del carattere e delle prospettive del bambino - sono incoraggiati a delegare i loro poteri alla scuola e agli istituti di orientamento del bambino.

9.  Le informazioni fornite ai genitori da parte dello Stato si limitano solo sul cosa dire ai figli: i consigli sul come parlare ai bambini, in modo da aumentare le loro capacità di iniziativa e di discussione costruttiva, rimangono arroccati in un limbo culturale.

10.  Stando alle circolari distribuite dalle autorità sanitarie locali, i consigli dei loro "esperti" su cosa dire ai bambini sarebbero il modo più efficace per prevenire la tossicodipendenza nei giovani - anche se le statistiche ci dicono il contrario. Una linea-guida ufficiale come intervento di prevenzione primaria non è pienamente sviluppata come sarebbe necessario che fosse: molti affermano che si tratterebbe di un completo fallimento e di uno spreco del denaro dei contribuenti.

11.  Nessuna linea-guida è inclusa nella letteratura ufficiale, o nelle sessioni locali di consulenza, per quanto riguarda l'importanza di comunicare la comprensione delle strategie psicologiche e l'uso delle reificazioni fuorvianti, inerenti alla manipolazione sociale di tutte le società consumistiche. Non esistono suggerimenti che la natura di tali informazioni dovrebbe essere impartita in una forma inclusiva o dialettica, che coinvolga il bambino in un sistema di ragionamento che arrivi alla verità attraverso lo scambio di argomentazioni logiche, con il bambino trattato come un interlocutore alla pari nel contesto della comunicazione famigliare.

12.  La guida dei genitori ha maggiori probabilità di efficacia se il bambino è incoraggiato a esprimere il proprio parere sulle questioni, che, discusse serenamente e confrontate in un modo logico ma gentile dai loro genitori, hanno più probabilità di suscitare una risposta positiva nel bambino.  Tutto questo rientra nell'ambito del come parlare ai figli.

LA  DISINFORMAZIONE  IMPERANTE
 
13.  È una vera tragedia che nell'età più sensibile e nella fase più reattiva del bambino – l'età da zero a tre anni è la più importante finestra per lo sviluppo di opportunità e i genitori sono gli unici insegnanti - che simili strategie siano sprecate e il loro spazio resti un campo deserto.  Quel che è  peggio, l'occasione è persa non solo a scapito dell'attuale generazione di bambini, ma anche per le future generazioni, perché i nostri figli diventano essi stessi genitori e le stesse opportunità di miglioramento individuale e sociale vengono così sprecate e perdute di generazione in generazione.

14.  A questo punto uno potrebbe essere scusato, se concludesse che la stragrande maggioranza dei membri della società umana è vittima inconsapevole di un complotto diabolico, basato sull'abuso dei valori democratici e della famiglia da parte di una gerarchia sociale parassita. Il sintomo più evidente di questo abuso è la psico-dipendenza delle masse. Oggi il modello gerarchico di psico-dipendenza di massa ha indotto uomini donne e bambini a diventare schiavi di un memetico Dio Moloch fatto di merchandising e di consumismo compiacente. Il potere tirannico del cassetto dei negozi e dei registratori di cassa compete con quello delle campane delle chiese, risuonando per tutto il territorio come un segnale di ammonizione che esige la 'propiziazione per acquisto' e l'asservimento alla classe dei venditori di una società 'usa e getta'.  Anche le siringhe dei tossici vengono gettate a terra dopo che il loro contenuto di droga è stato consumato.

15.  Allora, nel considerare questo meme mercantilista in un contesto di dipendenza gerarchica, dobbiamo chiederci: “Dove si origina, nella nostra struttura logica di comunicazione, il paradigma della posizione gerarchica dominante e qual'è la natura dell'autorità superiore alla quale guardiamo in quanto genitori ed educatori, a chi o a cosa dobbiamo fare riferimento, quando ripetiamo sui nostri figli lo stesso mantra educativo di reificazione che è stato interiorizzato in noi stessi attraverso l'indottrinamento?”

16. Dobbiamo chiederci: “Nel nome di chi, il nostro sistema culturale difende i vecchi meccanismi della struttura gerarchica di educazione famigliare di istruzione? Perché l'esistenza di una qualsiasi gerarchia viene negata dai poteri che esistono? Perché viene bloccato ogni tentativo di analisi critica delle reificazioni media-assistite nella comunicazione sociale gerarchica e del  nostro servilismo alle stesse?  Perché la voce della ragione viene ignorata, anche se l'assenza di tale consapevolezza dà luogo al fenomeno crescente della tossicodipendenza nei nostri figli?”

17. Come logica conseguenza dell'assenza di una risposta istituzionale a simili domande, la spirale di imprinting viene modellata in un rigurgito di collocazioni ontologiche, mentre l'ingannevole assunzione di astrazioni come se appartenessero alla realtà oggettiva diventa statisticamente prevedibile evsocialmente soddisfacente per le strutture pubbliche e private del settore industriale e governativo e per le istituzioni di insegnamento scolastico e religioso. L'oggettivizzazione di astrazioni è regolata contestualmente e incorporata neuro-linguisticamente.  Le sue applicazioni possono variare in uno spettro assai ampio, spaziando  dalle concretizzazioni semplicemente idiomatiche e accettabili in quanto finzioni utili al linguaggio naturale, alla poesia e alla letteratura, e al convincimento genuino che astrazioni interiorizzate come l'amore, la bellezza, il tempo e il movimento esistono nel mondo della realtà oggettiva piuttosto che - o in aggiunta a - gli oggetti a cui tali astrazioni reificate vengono attribuite.

18. Una volta interiorizzata, la tendenza trascendentale a ipostatizzare funziona come una prescrizione neurale endogena, che genera abitualmente algoritmi ontologici stabili, impressi nell'infanzia e consolidati nell'adolescenza.  A causa dell'indottrinamento familiare, sociale, religioso e pedagogico che richiede risposte la cui reificazione si genera spontaneamente nel cervello, i circuiti neurali del giovane sono stimolati a mappare auto-referenzialmente le costruzioni astratte come 'nominata', senza che sia possibile concretizzarle altrimenti, sottoponendole cioè al vaglio razionale della critica. L'importanza dell'imprinting infantile nel cervello in via di sviluppo è noto da millenni ed è evidenziato dall'insistenza di tutte le religioni nell'educare i loro giovani in scuole appositamente dedicate a tale finalità.

FUNZIONE  LOGICA  E  AUTO-ORGANIZZAZIONE  DEL  CERVELLO

19. Al fine di stabilire le proprie procedure di riconoscimento cognitivo e confermare le modalità comportamentali che vi conseguono il cervello fisico richiede quattro ruoli basici di riferimento, ognuna delle quali ha uno spazio dedicato. Questi ruoli sono, rispettivamente:
    I.   L'Autorità Assoluta, cioè Dio, da cui provengono i comandamenti per i suoi figli;
    II.    Il popolo dei fedeli, che dipendono dall'Autorità Assoluta per ogni cosa;
    III.   La funzione specifica della capacità autoritativa di "assegnare il consenso;
    IV.   La capacità di partecipare a un confronto dialettico con il proprio contributo critico e creativo (questa capacità però è optional: non è prevista in chi pratica un atteggiamento di ubbidienza acritica verso i dettami totalitari di un'autorità riconosciuta).

Le prime due formano l'asse verticale e le seconde l'asse orizzontale di un diagramma a forma di croce, il cui valore simbolico è diventato nel tempo il simbolo più rappresentativo della cristianità.

20. Non si sa da quanto tempo la consapevolezza umana abbia accettato la croce come simbolo di particolare significato per il cristianesimo: certamente da prima di Cristo, perché la troviamo come "ankh" nei geroglifici dell'antico Egitto.  Comunque sia, il sistema culturale occidentale pone le sue  radici nei principi della tradizione cattolica cristiana e nella famiglia. Ma la struttura logica della famiglia normale, il diagramma a forma di croce con l'asse verticale tra i ruoli gerarchici dell'autorità (in alto) che è in grado di soddisfare strategicamente la domanda che proviene dal bambino (in basso) e con l'asse orizzontale tra i ruoli del padre e della madre in confronto dialettico, assume un significato ben diverso rispetto a quello della croce cristiana.  Infatti, nella tradizione cristiano-cattolica, il segno della croce viene santificato identificandolo con il Crocifisso.  In questo modo il diagramma della struttura logica famigliare è stato monopolizzato dalla tradizione religiosa cattolica come simbolo dell'intera cristianità. Di fatto, il rapporto strategico insito nella struttura a forma di croce dei rapporti di comunicazione famigliare viene santificato dalla religione cristiana e tramandato con la formula della Divina Benedizione: “Nel nome del Padre” (in alto) “e del Figlio” (in basso) indicando l'asse verticale del diagramma con un movimento dall'alto verso il basso, “e dello Spirito Santo”, indicando l'asse orizzontale del diagramma con un movimento laterale.

L'ERRORE CRUCIALE

21.  Di fatto, adottando ufficialmente la dizione “Nel nome del Padre”, la tradizione cristiana eleva la figura paterna nella posizione logica dell'autorità suprema che coincide con la posizione di Dio.  Ma Dio è Dio e il padre uomo - l'unica autorità che il cervello del bambino è in grado di riconoscere a quell'età - è solo un genitore.  L'adozione perciò a divinità della figura paterna, che controlla e subordina gerarchicamente l'eventuale partner della Trinità dialettica rappresentato dal secondo genitore, porta a tensioni, contraddizioni e paradossi all'interno della struttura gerarchica familiare. Appena tentano infatti di razionalizzare e comprendere il proprio ruolo nella struttura logica a forma di croce composta dall'asse verticale della strategia famigliare e dall'asse orizzontale del confronto dialettico interpersonale, i genitori e i figli restano chiusi nella verticale Padre-Figlio, santificata e cristallizzata nella toponomastica della croce dalla tradizione religiosa che, indicando nell'asse orizzontale il luogo di un mistero della fede, la Santissima Trinità, esclude di fatto ogni possibile discussione critica e razionale della triade dialettica famigliare, basata sul rapporto orizzontale tra i due genitori, dalla sua collocazione logica naturale: quella della comunicazione famigliare.

22.  Se infatti applichiamo la medesima nomenclatura teologica al nucleo familiare confrontandola con la realtà terrena della comunicazione umana, dove il padre si confronta con la madre nella conduzione della pratica famigliare di ogni giorno, per evitare ogni confusione di ruolo tra Fede e Ragione dovremmo leggere il segno della croce come segue: "In nome dell'Autorità Suprema” (in alto) “e dei suoi figli” (in basso) per indicare il rapporto verticale gerarchico che, nella tradizione cristiana, lega i figli a Dio Creatore.

23.  La confusione logico-semantica nasce dal fatto che il cervello in fase di sviluppo del bambino di zero-tre anni non può ancora comprendere il concetto astratto di Dio.  A quell'età, il bambino è  in grado di interiorizzare il concetto di autorità associandolo al genitore dal quale dipende totalmente per la sopravvivenza.  Nella tradizione educativa, il nome di Dio coincide però quello del padre.  Come prevedibile conseguenza di tale confusione, il bambino - futura persona adulta - verrà addestrato a sopravvalutare il ruolo dell'autorità famigliare e sociale, sottovalutando però il ruolo di Dio.  Di fatto, la cultura occidentale porta le persone ad adottare e reificare tutto ciò che un'autorità sociale riconosciuta dice loro: come se le parole dell'establishment socio-politico fossero le parole stesse dell'Autorità Suprema, senza essere in grado di distinguere gli insegnamenti morali di Dio dai suggerimenti dell'agenda politica di un qualsiasi demagogo di successo.

24. Inoltre, in una prospettiva razionale e laica, lo “Spirito Santo” della croce cristiana va  identificato come una funzione della dialettica familiare in cui tutti i valori materiali e immateriali della famiglia sono prodotti e trasmessi dai genitori ai figli.  Perciò l'asse orizzontale della croce dovrebbe associare il nome del Padre a quello di l'altro genitore, la Madre.  Infatti, se poniamo il nome del Padre sull'asse orizzontale della Croce insieme con il nome della Madre in un rapporto dialettico unitario, apriamo uno spazio per il confronto critico e la dialettica costruttiva tra i due genitori, non solo. ma tra questi e il bambino. La collocazione del nome del Padre - che l'imprinting religioso culturale ci fa identificare come il genitore dominante - nella zona più alta del Segno della Croce, anziché allo stesso livello logico della Madre, gli assegna una posizione di autorità suprema e di dominio sull'altro genitore così come su ogni altro ruolo in gioco all'interno della famiglia e della struttura gerarchica di comunicazione sociale.

25.  Questo meccanismo socio-teologico nomina il Padre come perfetta incarnazione o paragone dell'autorità famigliare e della gerarchia sociale, con il genitore maschio stabilmente confermato nel ruolo di autorità superiore agli altri membri della famiglia, bambini compresi, che sono tenuti a consegnargli la loro psico-dipendenza come un omaggio a riconoscimento della loro sottomissione, perché suoi figli.

26.  Per rimediare a quest'errore, la Madre in quanto principale operatore dell'educazione famigliare dovrebbe assumere il suo ruolo naturale nella struttura portante della famiglia, sostenendo un rapporto dialettico paritetico con l'altro genitore, il Padre, per quanto riguarda i loro figli da zero a tre anni.  In particolare, la madre finalmente consapevole non deve mostrare al bambino che l'autorità paterna occupa una posizione superiore sull'asse verticale nella gerarchia logica dei rapporti famigliari quotidiani di comunicazione, perché quella è la posizione privilegiata della suprema autorità, cioè, Dio.

27.  Ovviamente, i problemi della dipendenza psicologica e della tossicodipendenza giovanile vanno ben oltre il problema della mancanza di dialettica padre-madre nelle comunità fondamentaliste.  Ma non si può negare che i bambini hanno bisogno di molto spazio dentro la famiglia nel quale esprimere ed esercitare la loro partecipazione indipendente e creativa, allo stesso modo dei loro genitori, invece di essere intrappolati in relazioni familiari gerarchicamente preordinate.  Tutte le famiglie trarrebbero vantaggio dalla dialettica comunicativa intra-familiare e socio-contestuale, se riuscissero finalmente a liberarsi dal condizionamento culturale inadeguato di dipendenza passiva e acritica che lega il più debole alla gerarchia famigliare e questa alle gerarchie sociali, e che in ultima analisi si traduce nella schiavitù della droga.  Riteniamo infine che l'attitudine dell'individuo e collettiva a risolvere i propri conflitti interni attraverso il confronto dialettico sia condizione necessaria e sufficiente all'edificazione della pace, a livello individuale , sociale e globale.  Quest'attitudine richiede però nell'individuo la predisposizione al pensiero critico, all'autoconsapevolezza e la capacità di analizzare e discutere il proprio rapporto con l'autorità.

28.  Appena abbiamo ipotizzato il nesso tra l'uso del linguaggio nei primi rapporti di comunicazione famigliare e la strutturazione del cervello nel bambino, ci siamo resi conto che la maggior parte dei genitori ancora ignorano questa possibilità di scelta di cui sono gli unici responsabili. Solo loro possono portare a soluzione il problema di come rendere i figli maggiormente aperti e flessibili. Perciò, abbiamo concluso, i genitori vanno informati e resi consapevoli quanto prima possibile.

29.  Qui però nasce un paradosso. Infatti, “rendere qualcuno consapevole” rappresenta proprio il tipo di appproccio “top-down” e dogmatico che raccomandiamo di evitare. Cosa si può fare allora,  in un contesto di comunicazione, per presentare e preservare l'approccio flessibile, se la gente non ne possiede già gli strumenti?  Se uno già possiede questi strumenti, non ha bisogno che gli vengano mostrati; ma se non li possiede, non può capirli e noi non possiamo forzarlo a diventare consapevole della nuova opportunità educativa anche se ne ha bisogno.  Ovviamente, i genitori autonomamente inconsapevoli, che sono la grande maggioranza, guardano alle loro autorità per ottenerne questo tipo di informazioni.  Quindi, se vogliamo consegnare la necessaria informazione alla gente, dobbiamo anzitutto coinvolgere nel processo di consegna le autorità da cui dipendono.

L'AUTORITÀ  RESPONSABILE

30.  L'assunzione dogmatica da parte della tradizione cristiana di un'analogia iconico-semiologica inappropriata tra il simbolo della Croce e la struttura logica della famiglia, attraverso il precoce  condizionamento dei giovani alla psico-dipendenza passiva, ha portato i membri immaturi della comunità occidentale a una crescente assuefazione narcotica fino alla tossicodipendenza. La toponomastica impropria della struttura logica dei rapporti di comunicazione famigliare incoraggia l'ambivalenza intra-famigliare indebitamente corrosiva tra i membri della famiglia attraverso una predominanza paternalistica supportata dai significati lessico-simbolici della croce cristiana. La distorsione della dominanza patriarcale non solo mina la stabilità della famiglia, ma si è estesa a invadere la struttura dialettica della comunicazione umana in ogni settore della vita sociale, compresi i rapporti internazionali.

31.  Nella nostra civiltà occidentale, l'attuale prassi culturale, religiosa e sociale nega alla famiglia l'accesso a questo ordine di informazioni, che tuttavia possono sottoporre a discussione critica e costruttiva il fenomeno della psicodipendenza e della droga. Per evitare questo fenomeno tragicamente distruttivo, i genitori e gli educatori responsabili hanno necessità di concentrarsi su due principali caratteristiche della comunicazione familiare nelle prime fasi dello sviluppo infantile. A questo proposito cito come esempio una lettera e-mail inviata il 10 settembre 2005 all'allora Ministro dell'Istruzione italiano con oggetto:

"Famiglia e scuola: quale sinergia?"

"Egregio Ministro Moratti, sono un genitore, medico prossimo alla pensione - e anche un ricercatore autodidatta nel campo della pedagogia.  La mia ricerca si è sviluppata in quasi quarant’anni: lavoravo da neuropsichiatra ed erano i tempi della legge 180 di Basaglia.  Tutti noi eravamo entusiasti di quella legge, ma io mi chiesi se il reinserimento forzoso del 'diverso' nella stessa famiglia dove era avvenuta la sua emarginazione non fosse un po’ come chiudere la valvola di una pentola a pressione, se non si davano alle famiglie anche le necessarie indicazioni su come evitare le tensioni e i conflitti interni che possono essere causa di emarginazione e di patologie. Si tratta poi delle stesse tensioni che, se non razionalizzate e risolte, possono avviare il giovane al disagio e alla sua emarginazione nell’uso della droga.
Ho analizzato i modelli di comunicazione familiare, a partire dall’età da zero a tre anni del bambino quando avviene il primo apprendimento del linguaggio e, insieme a questo, dei rapporti di comunicazione interpersonale, e ho isolato due parametri basilari:
I    - a) Evitare di mostrare al figlio il confronto tra le eventuali opinioni diverse dei due genitori? o,
  - b), fargli vedere che il confronto è possibile e costruttivo, così abituandolo a valorizzare la partecipazione critica e attiva al dialogo famigliare e sociale?  e

II. - a) Parlare per primi al figlio, così anticipando sistematicamente ogni sua possibile iniziativa? o,  - b), regolare le risposte dei genitori sulla domanda consapevole dei figli, rispettando così la loro creatività e incoraggiando la loro assunzione di responsabilità?”

32.  Fino ad oggi, non ho ancora ricevuto alcuna risposta da parte dell'Autorità Educativa italiana. Allo stesso modo, non ho ricevuto alcuna risposta cooperativa dalle autorità culturali e religiose italiane a cui ho inviato lettere analoghe.  Ciò conferma che a noi genitori manca un suggerimento ufficiale riguardante la logica specifica dei modelli di comunicazione familiare e le linee guida necessarie a incoraggiare i membri della famiglia di assumere un ruolo diverso col riconoscere i loro diritti e le loro responsabilità di scelta e di partecipazione. Se i genitori non conoscono i modelli di comunicazione intra-familiari tra cui poter fare una scelta educativa consapevole e responsabile, il "diritto di scelta" diventa un assurdo logico.

33.  Purtroppo, l'informazione necessaria a tale scelta responsabile è ancora negata, e i genitori sono lasciati credere che il modello di comunicazione gerarchica legato al cristiano "Nel Nome del Padre" sia l'unico esistente. Soprattutto, nessuna indicazione o analisi critica della struttura crociata di rapporti gerarchici intra-familiari ci viene fornita dalla nostra religione. Per l'establishment religioso l'attuale modello gerarchico strutturale assegnato al "Crocifisso" è infatti l'unico esistente. Inoltre, la tesi-antitesi dialettica tra Padre e Madre) è rigorosamente bandita sia dal braccio orizzontale della Croce dove la tradizione cristiana colloca lo "Spirito Santo" che dalle connessioni cerebrali dove l'individuo sviluppa lo spirito critico e l'auto-consapevolezza.

CONCLUSIONE

34.  A questo punto il cerchio si chiude.  Ricapitolando, l'analisi della "croce" formata dagli elementi della struttura logica triadica su cui si articolano i rapporti familiari di comunicazione – quello gerarchico genitore/figlio sull'asse verticale e quello dialettico padre-madre sull'asse orizzontale - rimanda alle nostre più profonde radici culturali.

35.  Queste radici, nella nostra cultura occidentale, si riferiscono alla tradizione cristiana cattolica. Qui il significato della croce conduce direttamente al Crocifisso, gli elementi triadici della comunicazione umana si riferiscono a elementi della comunicazione divina trinitaria a questa correlati, e il mistero della dialettica negata rimanda al mistero dello Spirito Santo, che non può essere materia di discussione critica, ma dev'essere accettato come un atto di fede.  Proprio come la divinità trinitaria non può essere discussa, anche la sua rappresentazione analogica, la trinità della famiglia umana non è mai stata sottoposta al vaglio critico della discussione e della ragione.

36.  Allo stesso modo, le gerarchie umane rispecchiano negativamente la ricchezza della dipendenza spirituale che ci lega in un rapporto d'amore alla gerarchia divina, nella miseria di un sostegno acritico inaffidabile per trascuratezza e mancanza di interesse. Ma questa trascuratezza e disinteresse hanno origine nel difettoso pseudo-simbolismo della famiglia triadica, che non offre le informazioni necessarie riguardanti l'importanza del discorso dialettico.

37.  Il quesito che allora va posto alle Autorità Educativa Culturale e Religiosa della nostra civiltà occidentale, è: “Come possiamo mantenere i nostri figli uniti ai loro genitori, quando saranno cresciuti e trasferiranno la loro dipendenza dalla famiglia a una società che manca sempre più dei referenti adeguati?  Cosa potremo risponder loro, quando tenteranno di lenire il disagio di una loro dipendenza respinta e frustrata con il balsamo di farmaci falsi, se non vogliamo che finiscano nella disperazione della violenza e della sopraffazione?   Per quanto tempo ancora?”

Nota:
Il sito di Educazione Dialettica è: http://www.flexible-learning.org
Gli scritti più significativi di Antonio Rossin e di Jud Evans sono disponibili, no copyright, a:
The Athenaeum Library of Philosophy
http://evans-experientialism.freewebspace.com/study.htm 

Antonio Rossin –
Jud Evans –



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Antonio Rossin
Neurologo - Medico di base
45010, Ca' Vendramin (RO)
Italia
www.flexible-learning.org

Ultimo Aggiornamento: 26/05/2010