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di
Antonio Rossin e Jud Evans. Comunicazione alla Conferenza
internazionale su Multiculturalismo e Comunità Globale - 24-27
luglio 2010, Tehran, Iran ( http://www.mcgc.ir/index.php
) Titolo della versione originale inglese: “Dialectic Education
for Peace”
Tema della conferenza:
Cultura: diversità o Integralismo - Multiculturalismo e Pace
Globale
Abstract
Il
meccanismo educativo familiare e pedagogico tradizionale alla base
del processo neuro-formativo è una forma neurologica di
"imprinting", che vieta al soggetto qualsiasi forma di
critica autonoma dialettica verso l'autorità riconosciuta, prima
famigliare e poi socio-politica e religiosa. Oggetto di
quest'analisi è la necessità di sviluppo del discorso dialettico
tra genitori e figlio a iniziare dall'età piu sensibile del bambino,
in alternativa quindi alla tradizione corrente rivelatasi inadeguata.
L'età da zero a tre anni
è cruciale per la formazione psico-sociale del bambino e delle sue
future convinzioni. Disse Ignazio di Loyola, il fondatore della
Compagnia di Gesù:
"Datemi i primi
quattro anni della vita di un uomo, e lo trasformerò in un perfetto
soldato di Dio".
La
tradizione occidentale trasmette al bambino la precoce accettazione
delle strutture gerarchiche necessarie alla sua sopravvivenza con una
modalità binaria di contrapposizone tra istruzione oggettiva e
accettazione soggettiva, mai sottoposta a discussione. Così
l'intervento socio-parentale sui comportamenti del bambino in via di
sviluppo, sia in casa che a scuola, è costituito quasi interamente
dalla prescrizione unilaterale negativa suffragata da astrazioni e
reificazioni e dal sanzionamento, in opposizione ai desideri
intenzionali e alle azioni del bambino. L'opposizione pedagogica
genitoriale si traduce in un'esperienza soggettiva conflittuale per
il bambino, che spesso la manifesta come crescente intolleranza
psicologica verso le norme della famiglia e della società. Esiste
spesso un rifiuto ribelle di riconoscere e rispettare le convinzioni
e le pratiche del mondo degli adulti in generale, che è disprezzato
dai giovani come un'ingenua conformità culturale e sociale,
subordinata al consenso politico e religioso dei leader sociali.
Proponiamo pertanto una
"Educazione Dialettica" in cui i genitori, quando si
confrontano in questioni sociali, morali e politiche coinvolgono i
figli e gli altri membri della famiglia in un rapporto amichevole e
paritetico, nel rispetto reciproco di ogni possibile divergenza di
opinioni. In questo modo, il bambino non subirà i condizionamenti
impressi da una super-autorità trascendentale a lui esterna, posta
al di là e al di sopra di quella genitoriale che viene
interiorizzata naturalmente.
Va ancora detto che in
tempi di depressione economica, vi è spesso una diminuzione della
tolleranza sociale e delle autorizzazioni permissive che vi sono
implicite. Nei figli, il conseguente disagio psicologico si
accompagna alla riduzione o alla totale mancanza di rispetto verso il
consenso, le prescrizioni o l'approvazione dovuti ai genitori e ai
leader sociali.
Come colmo dell'ironia, a
causa dell'assenza di volontà politica e dell'inettitudine educativa
delle democrazie occidentali "calate dall'alto” - il cui
esempio sono gli Stati Uniti - il tipo di rifiuto e di fuga scelto
dai giovani per prendere le distanze dal grossolano stile di vita
materialista dei loro anziani è solo una riproduzione grottesca
della dipendenza socio-consumistica dei genitori, ma nella forma ben
più perversa di una dipendenza psico-fisica viziosa e distruttiva:
quella della droga.
In
conclusione, proponiamo ai genitori un nuovo modello pedagogico
trasparente, che metta a disposizione del bambino uno spazio di
consultazione e confronto delle proprie opinioni e che lo
incoraggi a sviluppare l'iniziativa e il pensiero critico costruttivo
anche nel suo rapporto con l'autorità costituita, in un comportamento
autonomo, autoconsapevole e responsabile di partecipazione sociale e di
rispetto reciproco. Raccomandiamo questo modello basato sul
confronto e sulla tolleranza reciproca come il più adatto alla
risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace a ogni livello
di comunicazione umana, sia individuale che collettiva e globale.
INTRODUZIONE
1.
La predisposizione psicologica e la volontà dell'individuo di
riconoscere e rispettare le credenze o i modelli comportamentali
indicati dalle autorità può essere considerata una dipendenza passiva
dai meccanismi suggestivi di controllo del comfort consumistico e delle
comodità insite nella conformità culturale e sociale, quindi
subordinata al consenso dei leader sociali, politici e religiosi.
2.
Quando vi è una diminuzione del comfort consumistico e delle comodità
psicologiche vi è spesso una diminuzione della tolleranza sociale e del
conseguente grado di libertà individuale. Il disagio psicologico
si accompagna alla riduzione o alla totale mancanza di subordinazione
al consenso, alle prescrizioni o all'approvazione prevista dai leader
sociali.
3.
La necessità psicologica per tutti imperativa di affermare la propria
personalità individuale, dovuta al fiorire della creatività e della
capacità espressiva personale, è di per sé incompatibile con il
concomitante e spesso contraddittorio desiderio di migliorare la
propria posizione sociale. L'aspirazione a superare questo
contrasto presenta difficoltà oggettive per grandi e piccini. Le
esigenze di una più stretta conformità sociale unitamente al disagio
conseguente alla depressione economica causano infatti un'assenza di
comfort consumistico e di facilitazioni per i giovani. Queste
difficoltà, psicologicamente mediate, generano spesso reazioni
intensamente emotive: atteggiamenti aggressivi, vandalismo,
insubordinazione e tossicodipendenza, seguite da un rapido
deterioramento della subordinazione all'autorità e della coesione
sociale.
4.
L'antidoto al desiderio comune a tanti figli di sublimare l'aspetto
psico-gerarchico della loro personalità nell'acquisizione di una
personalità autoritaria dominante, va cercato nell'insegnamento
educativo e nello sviluppo di una personalità autonoma, informata e
flessibile, che consenta loro di partecipare al contesto decisionale
comune con il loro contributo critico e creativo.
5.
La personalità rigida psico-dipendente, in opposizione a quella
autonoma flessibile, è indicata tra i rischi maggiori di
tossicodipendenza nei giovani. Questo dato è pubblicato nella circolare
84 del 10/20/1984 del Ministero Italiano della Salute, "Interventi per
la prevenzione primaria delle tossicodipendenze". I genitori e
gli educatori sembrano tuttavia sottovalutare quest'informazione.
L'INFORMAZIONE NEGATA
6. Ogni
tentativo di fornire suggerimenti per eventuali pratiche di cambiamento
nei paradigmi tradizionali della comunicazione familiare e
dell'educazione casalinga dei bambini incontra di fatto severe
resistenze. Con l'eccezione di alcune scuole e collegi progressisti, la
stessa risposta negativa è di riscontro comune quando vengono
consultate le istituzioni educative. In questo modo il sistema sociale
difende la sua struttura gerarchica piramidale, negando cioè
l'esistenza stessa di qualsiasi gerarchia sociale e lasciando supporre
che ci sia uguaglianza per tutti.
7.
Come conseguenza immediata di questa disinformazione a livello
individuale, la moderna ricerca scientifica non è ancora stata capace
di offrire strumenti di auto-difesa contro i danni della dipendenza
psicologica al popolo male informato e svantaggiato, soprattutto ai
giovani. Gli squilibri economici legati alla dipendenza consumistica
rimangono in questo modo inalterati.
8. I genitori - primi responsabili della formazione del carattere
e delle prospettive del bambino - sono incoraggiati a delegare i loro
poteri alla scuola e agli istituti di orientamento del bambino.
9. Le informazioni
fornite ai genitori da parte dello Stato si limitano solo sul cosa dire
ai figli: i consigli sul come parlare ai bambini, in modo da aumentare
le loro capacità di iniziativa e di discussione costruttiva, rimangono
arroccati in un limbo culturale.
10. Stando alle
circolari distribuite dalle autorità sanitarie locali, i consigli dei
loro "esperti" su cosa dire ai bambini sarebbero il modo più efficace
per prevenire la tossicodipendenza nei giovani - anche se le
statistiche ci dicono il contrario. Una linea-guida ufficiale come
intervento di prevenzione primaria non è pienamente sviluppata come
sarebbe necessario che fosse: molti affermano che si tratterebbe di un
completo fallimento e di uno spreco del denaro dei contribuenti.
11. Nessuna
linea-guida è inclusa nella letteratura ufficiale, o nelle sessioni
locali di consulenza, per quanto riguarda l'importanza di comunicare la
comprensione delle strategie psicologiche e l'uso delle reificazioni
fuorvianti, inerenti alla manipolazione sociale di tutte le società
consumistiche. Non esistono suggerimenti che la natura di tali
informazioni dovrebbe essere impartita in una forma inclusiva o
dialettica, che coinvolga il bambino in un sistema di ragionamento che
arrivi alla verità attraverso lo scambio di argomentazioni logiche, con
il bambino trattato come un interlocutore alla pari nel contesto della
comunicazione famigliare.
12. La guida dei
genitori ha maggiori probabilità di efficacia se il bambino è
incoraggiato a esprimere il proprio parere sulle questioni, che,
discusse serenamente e confrontate in un modo logico ma gentile dai
loro genitori, hanno più probabilità di suscitare una risposta positiva
nel bambino. Tutto questo rientra nell'ambito del come parlare ai
figli.
LA DISINFORMAZIONE IMPERANTE
13. È una vera
tragedia che nell'età più sensibile e nella fase più reattiva del
bambino – l'età da zero a tre anni è la più importante finestra per lo
sviluppo di opportunità e i genitori sono gli unici insegnanti - che
simili strategie siano sprecate e il loro spazio resti un campo
deserto. Quel che è peggio, l'occasione è persa non solo a
scapito dell'attuale generazione di bambini, ma anche per le future
generazioni, perché i nostri figli diventano essi stessi genitori e le
stesse opportunità di miglioramento individuale e sociale vengono così
sprecate e perdute di generazione in generazione.
14. A questo punto
uno potrebbe essere scusato, se concludesse che la stragrande
maggioranza dei membri della società umana è vittima inconsapevole di
un complotto diabolico, basato sull'abuso dei valori democratici e
della famiglia da parte di una gerarchia sociale parassita. Il sintomo
più evidente di questo abuso è la psico-dipendenza delle masse. Oggi il
modello gerarchico di psico-dipendenza di massa ha indotto uomini donne
e bambini a diventare schiavi di un memetico Dio Moloch fatto di
merchandising e di consumismo compiacente. Il potere tirannico del
cassetto dei negozi e dei registratori di cassa compete con quello
delle campane delle chiese, risuonando per tutto il territorio come un
segnale di ammonizione che esige la 'propiziazione per acquisto' e
l'asservimento alla classe dei venditori di una società 'usa e
getta'. Anche le siringhe dei tossici vengono gettate a terra
dopo che il loro contenuto di droga è stato consumato.
15. Allora, nel
considerare questo meme mercantilista in un contesto di dipendenza
gerarchica, dobbiamo chiederci: “Dove si origina, nella nostra
struttura logica di comunicazione, il paradigma della posizione
gerarchica dominante e qual'è la natura dell'autorità superiore alla
quale guardiamo in quanto genitori ed educatori, a chi o a cosa
dobbiamo fare riferimento, quando ripetiamo sui nostri figli lo stesso
mantra educativo di reificazione che è stato interiorizzato in noi
stessi attraverso l'indottrinamento?”
16. Dobbiamo chiederci:
“Nel nome di chi, il nostro sistema culturale difende i vecchi
meccanismi della struttura gerarchica di educazione famigliare di
istruzione? Perché l'esistenza di una qualsiasi gerarchia viene negata
dai poteri che esistono? Perché viene bloccato ogni tentativo di
analisi critica delle reificazioni media-assistite nella comunicazione
sociale gerarchica e del nostro servilismo alle stesse?
Perché la voce della ragione viene ignorata, anche se l'assenza di tale
consapevolezza dà luogo al fenomeno crescente della tossicodipendenza
nei nostri figli?”
17. Come logica
conseguenza dell'assenza di una risposta istituzionale a simili
domande, la spirale di imprinting viene modellata in un rigurgito di
collocazioni ontologiche, mentre l'ingannevole assunzione di astrazioni
come se appartenessero alla realtà oggettiva diventa statisticamente
prevedibile evsocialmente soddisfacente per le strutture pubbliche e
private del settore industriale e governativo e per le istituzioni di
insegnamento scolastico e religioso. L'oggettivizzazione di astrazioni
è regolata contestualmente e incorporata neuro-linguisticamente.
Le sue applicazioni possono variare in uno spettro assai ampio,
spaziando dalle concretizzazioni semplicemente idiomatiche e
accettabili in quanto finzioni utili al linguaggio naturale, alla
poesia e alla letteratura, e al convincimento genuino che astrazioni
interiorizzate come l'amore, la bellezza, il tempo e il movimento
esistono nel mondo della realtà oggettiva piuttosto che - o in aggiunta
a - gli oggetti a cui tali astrazioni reificate vengono attribuite.
18. Una volta
interiorizzata, la tendenza trascendentale a ipostatizzare funziona
come una prescrizione neurale endogena, che genera abitualmente
algoritmi ontologici stabili, impressi nell'infanzia e consolidati
nell'adolescenza. A causa dell'indottrinamento familiare,
sociale, religioso e pedagogico che richiede risposte la cui
reificazione si genera spontaneamente nel cervello, i circuiti neurali
del giovane sono stimolati a mappare auto-referenzialmente le
costruzioni astratte come 'nominata', senza che sia possibile
concretizzarle altrimenti, sottoponendole cioè al vaglio razionale
della critica. L'importanza dell'imprinting infantile nel cervello in
via di sviluppo è noto da millenni ed è evidenziato dall'insistenza di
tutte le religioni nell'educare i loro giovani in scuole appositamente
dedicate a tale finalità.
FUNZIONE LOGICA E AUTO-ORGANIZZAZIONE DEL CERVELLO
19. Al fine di stabilire
le proprie procedure di riconoscimento cognitivo e confermare le
modalità comportamentali che vi conseguono il cervello fisico richiede
quattro ruoli basici di riferimento, ognuna delle quali ha uno spazio
dedicato. Questi ruoli sono, rispettivamente:
I. L'Autorità Assoluta, cioè Dio, da cui provengono i comandamenti per i suoi figli;
II. Il popolo dei fedeli, che dipendono dall'Autorità Assoluta per ogni cosa;
III. La funzione specifica della capacità autoritativa di "assegnare il consenso;
IV. La capacità di partecipare a un
confronto dialettico con il proprio contributo critico e creativo
(questa capacità però è optional: non è prevista in chi pratica un
atteggiamento di ubbidienza acritica verso i dettami totalitari di
un'autorità riconosciuta).
Le prime due formano l'asse verticale e le seconde l'asse orizzontale
di un diagramma a forma di croce, il cui valore simbolico è diventato
nel tempo il simbolo più rappresentativo della cristianità.
20. Non si sa da quanto
tempo la consapevolezza umana abbia accettato la croce come simbolo di
particolare significato per il cristianesimo: certamente da prima di
Cristo, perché la troviamo come "ankh" nei geroglifici dell'antico
Egitto. Comunque sia, il sistema culturale occidentale pone le
sue radici nei principi della tradizione cattolica cristiana e
nella famiglia. Ma la struttura logica della famiglia normale, il
diagramma a forma di croce con l'asse verticale tra i ruoli gerarchici
dell'autorità (in alto) che è in grado di soddisfare strategicamente la
domanda che proviene dal bambino (in basso) e con l'asse orizzontale
tra i ruoli del padre e della madre in confronto dialettico, assume un
significato ben diverso rispetto a quello della croce cristiana.
Infatti, nella tradizione cristiano-cattolica, il segno della croce
viene santificato identificandolo con il Crocifisso. In questo
modo il diagramma della struttura logica famigliare è stato
monopolizzato dalla tradizione religiosa cattolica come simbolo
dell'intera cristianità. Di fatto, il rapporto strategico insito nella
struttura a forma di croce dei rapporti di comunicazione famigliare
viene santificato dalla religione cristiana e tramandato con la formula
della Divina Benedizione: “Nel nome del Padre” (in alto) “e del Figlio”
(in basso) indicando l'asse verticale del diagramma con un movimento
dall'alto verso il basso, “e dello Spirito Santo”, indicando l'asse
orizzontale del diagramma con un movimento laterale.
L'ERRORE CRUCIALE
21. Di fatto,
adottando ufficialmente la dizione “Nel nome del Padre”, la tradizione
cristiana eleva la figura paterna nella posizione logica dell'autorità
suprema che coincide con la posizione di Dio. Ma Dio è Dio e il
padre uomo - l'unica autorità che il cervello del bambino è in grado di
riconoscere a quell'età - è solo un genitore. L'adozione perciò a
divinità della figura paterna, che controlla e subordina
gerarchicamente l'eventuale partner della Trinità dialettica
rappresentato dal secondo genitore, porta a tensioni, contraddizioni e
paradossi all'interno della struttura gerarchica familiare. Appena
tentano infatti di razionalizzare e comprendere il proprio ruolo nella
struttura logica a forma di croce composta dall'asse verticale della
strategia famigliare e dall'asse orizzontale del confronto dialettico
interpersonale, i genitori e i figli restano chiusi nella verticale
Padre-Figlio, santificata e cristallizzata nella toponomastica della
croce dalla tradizione religiosa che, indicando nell'asse orizzontale
il luogo di un mistero della fede, la Santissima Trinità, esclude di
fatto ogni possibile discussione critica e razionale della triade
dialettica famigliare, basata sul rapporto orizzontale tra i due
genitori, dalla sua collocazione logica naturale: quella della
comunicazione famigliare.
22. Se infatti
applichiamo la medesima nomenclatura teologica al nucleo familiare
confrontandola con la realtà terrena della comunicazione umana, dove il
padre si confronta con la madre nella conduzione della pratica
famigliare di ogni giorno, per evitare ogni confusione di ruolo tra
Fede e Ragione dovremmo leggere il segno della croce come segue: "In
nome dell'Autorità Suprema” (in alto) “e dei suoi figli” (in basso) per
indicare il rapporto verticale gerarchico che, nella tradizione
cristiana, lega i figli a Dio Creatore.
23. La confusione
logico-semantica nasce dal fatto che il cervello in fase di sviluppo
del bambino di zero-tre anni non può ancora comprendere il concetto
astratto di Dio. A quell'età, il bambino è in grado di
interiorizzare il concetto di autorità associandolo al genitore dal
quale dipende totalmente per la sopravvivenza. Nella tradizione
educativa, il nome di Dio coincide però quello del padre. Come
prevedibile conseguenza di tale confusione, il bambino - futura persona
adulta - verrà addestrato a sopravvalutare il ruolo dell'autorità
famigliare e sociale, sottovalutando però il ruolo di Dio. Di
fatto, la cultura occidentale porta le persone ad adottare e reificare
tutto ciò che un'autorità sociale riconosciuta dice loro: come se le
parole dell'establishment socio-politico fossero le parole stesse
dell'Autorità Suprema, senza essere in grado di distinguere gli
insegnamenti morali di Dio dai suggerimenti dell'agenda politica di un
qualsiasi demagogo di successo.
24. Inoltre, in una
prospettiva razionale e laica, lo “Spirito Santo” della croce cristiana
va identificato come una funzione della dialettica familiare in
cui tutti i valori materiali e immateriali della famiglia sono prodotti
e trasmessi dai genitori ai figli. Perciò l'asse orizzontale
della croce dovrebbe associare il nome del Padre a quello di l'altro
genitore, la Madre. Infatti, se poniamo il nome del Padre
sull'asse orizzontale della Croce insieme con il nome della Madre in un
rapporto dialettico unitario, apriamo uno spazio per il confronto
critico e la dialettica costruttiva tra i due genitori, non solo. ma
tra questi e il bambino. La collocazione del nome del Padre - che
l'imprinting religioso culturale ci fa identificare come il genitore
dominante - nella zona più alta del Segno della Croce, anziché allo
stesso livello logico della Madre, gli assegna una posizione di
autorità suprema e di dominio sull'altro genitore così come su ogni
altro ruolo in gioco all'interno della famiglia e della struttura
gerarchica di comunicazione sociale.
25. Questo
meccanismo socio-teologico nomina il Padre come perfetta incarnazione o
paragone dell'autorità famigliare e della gerarchia sociale, con il
genitore maschio stabilmente confermato nel ruolo di autorità superiore
agli altri membri della famiglia, bambini compresi, che sono tenuti a
consegnargli la loro psico-dipendenza come un omaggio a riconoscimento
della loro sottomissione, perché suoi figli.
26. Per rimediare a
quest'errore, la Madre in quanto principale operatore dell'educazione
famigliare dovrebbe assumere il suo ruolo naturale nella struttura
portante della famiglia, sostenendo un rapporto dialettico paritetico
con l'altro genitore, il Padre, per quanto riguarda i loro figli da
zero a tre anni. In particolare, la madre finalmente consapevole
non deve mostrare al bambino che l'autorità paterna occupa una
posizione superiore sull'asse verticale nella gerarchia logica dei
rapporti famigliari quotidiani di comunicazione, perché quella è la
posizione privilegiata della suprema autorità, cioè, Dio.
27. Ovviamente, i
problemi della dipendenza psicologica e della tossicodipendenza
giovanile vanno ben oltre il problema della mancanza di dialettica
padre-madre nelle comunità fondamentaliste. Ma non si può negare
che i bambini hanno bisogno di molto spazio dentro la famiglia nel
quale esprimere ed esercitare la loro partecipazione indipendente e
creativa, allo stesso modo dei loro genitori, invece di essere
intrappolati in relazioni familiari gerarchicamente preordinate.
Tutte le famiglie trarrebbero vantaggio dalla dialettica comunicativa
intra-familiare e socio-contestuale, se riuscissero finalmente a
liberarsi dal condizionamento culturale inadeguato di dipendenza
passiva e acritica che lega il più debole alla gerarchia famigliare e
questa alle gerarchie sociali, e che in ultima analisi si traduce nella
schiavitù della droga. Riteniamo infine che l'attitudine
dell'individuo e collettiva a risolvere i propri conflitti interni
attraverso il confronto dialettico sia condizione necessaria e
sufficiente all'edificazione della pace, a livello individuale ,
sociale e globale. Quest'attitudine richiede però nell'individuo
la predisposizione al pensiero critico, all'autoconsapevolezza e la
capacità di analizzare e discutere il proprio rapporto con l'autorità.
28. Appena abbiamo
ipotizzato il nesso tra l'uso del linguaggio nei primi rapporti di
comunicazione famigliare e la strutturazione del cervello nel bambino,
ci siamo resi conto che la maggior parte dei genitori ancora ignorano
questa possibilità di scelta di cui sono gli unici responsabili. Solo
loro possono portare a soluzione il problema di come rendere i figli
maggiormente aperti e flessibili. Perciò, abbiamo concluso, i genitori
vanno informati e resi consapevoli quanto prima possibile.
29. Qui però nasce
un paradosso. Infatti, “rendere qualcuno consapevole” rappresenta
proprio il tipo di appproccio “top-down” e dogmatico che raccomandiamo
di evitare. Cosa si può fare allora, in un contesto di
comunicazione, per presentare e preservare l'approccio flessibile, se
la gente non ne possiede già gli strumenti? Se uno già possiede
questi strumenti, non ha bisogno che gli vengano mostrati; ma se non li
possiede, non può capirli e noi non possiamo forzarlo a diventare
consapevole della nuova opportunità educativa anche se ne ha
bisogno. Ovviamente, i genitori autonomamente inconsapevoli, che
sono la grande maggioranza, guardano alle loro autorità per ottenerne
questo tipo di informazioni. Quindi, se vogliamo consegnare la
necessaria informazione alla gente, dobbiamo anzitutto coinvolgere nel
processo di consegna le autorità da cui dipendono.
L'AUTORITÀ RESPONSABILE
30. L'assunzione
dogmatica da parte della tradizione cristiana di un'analogia
iconico-semiologica inappropriata tra il simbolo della Croce e la
struttura logica della famiglia, attraverso il precoce
condizionamento dei giovani alla psico-dipendenza passiva, ha portato i
membri immaturi della comunità occidentale a una crescente assuefazione
narcotica fino alla tossicodipendenza. La toponomastica impropria della
struttura logica dei rapporti di comunicazione famigliare incoraggia
l'ambivalenza intra-famigliare indebitamente corrosiva tra i membri
della famiglia attraverso una predominanza paternalistica supportata
dai significati lessico-simbolici della croce cristiana. La distorsione
della dominanza patriarcale non solo mina la stabilità della famiglia,
ma si è estesa a invadere la struttura dialettica della comunicazione
umana in ogni settore della vita sociale, compresi i rapporti
internazionali.
31. Nella nostra
civiltà occidentale, l'attuale prassi culturale, religiosa e sociale
nega alla famiglia l'accesso a questo ordine di informazioni, che
tuttavia possono sottoporre a discussione critica e costruttiva il
fenomeno della psicodipendenza e della droga. Per evitare questo
fenomeno tragicamente distruttivo, i genitori e gli educatori
responsabili hanno necessità di concentrarsi su due principali
caratteristiche della comunicazione familiare nelle prime fasi dello
sviluppo infantile. A questo proposito cito come esempio una lettera
e-mail inviata il 10 settembre 2005 all'allora Ministro dell'Istruzione
italiano con oggetto:
"Famiglia e scuola: quale sinergia?"
"Egregio
Ministro Moratti, sono un genitore, medico prossimo alla pensione - e
anche un ricercatore autodidatta nel campo della pedagogia. La
mia ricerca si è sviluppata in quasi quarant’anni: lavoravo da
neuropsichiatra ed erano i tempi della legge 180 di Basaglia.
Tutti noi eravamo entusiasti di quella legge, ma io mi chiesi se il
reinserimento forzoso del 'diverso' nella stessa famiglia dove era
avvenuta la sua emarginazione non fosse un po’ come chiudere la valvola
di una pentola a pressione, se non si davano alle famiglie anche le
necessarie indicazioni su come evitare le tensioni e i conflitti
interni che possono essere causa di emarginazione e di patologie. Si
tratta poi delle stesse tensioni che, se non razionalizzate e risolte,
possono avviare il giovane al disagio e alla sua emarginazione nell’uso
della droga.
Ho analizzato i modelli di comunicazione familiare, a partire dall’età
da zero a tre anni del bambino quando avviene il primo apprendimento
del linguaggio e, insieme a questo, dei rapporti di comunicazione
interpersonale, e ho isolato due parametri basilari:
I - a) Evitare di mostrare al figlio il confronto tra le eventuali opinioni diverse dei due genitori? o,
- b), fargli vedere che il confronto è possibile e costruttivo,
così abituandolo a valorizzare la partecipazione critica e attiva al
dialogo famigliare e sociale? e
II.
- a) Parlare per primi al figlio, così anticipando sistematicamente
ogni sua possibile iniziativa? o, - b), regolare le risposte dei
genitori sulla domanda consapevole dei figli, rispettando così la loro
creatività e incoraggiando la loro assunzione di responsabilità?”
32. Fino ad oggi,
non ho ancora ricevuto alcuna risposta da parte dell'Autorità Educativa
italiana. Allo stesso modo, non ho ricevuto alcuna risposta cooperativa
dalle autorità culturali e religiose italiane a cui ho inviato lettere
analoghe. Ciò conferma che a noi genitori manca un suggerimento
ufficiale riguardante la logica specifica dei modelli di comunicazione
familiare e le linee guida necessarie a incoraggiare i membri della
famiglia di assumere un ruolo diverso col riconoscere i loro diritti e
le loro responsabilità di scelta e di partecipazione. Se i genitori non
conoscono i modelli di comunicazione intra-familiari tra cui poter fare
una scelta educativa consapevole e responsabile, il "diritto di scelta"
diventa un assurdo logico.
33. Purtroppo,
l'informazione necessaria a tale scelta responsabile è ancora negata, e
i genitori sono lasciati credere che il modello di comunicazione
gerarchica legato al cristiano "Nel Nome del Padre" sia l'unico
esistente. Soprattutto, nessuna indicazione o analisi critica della
struttura crociata di rapporti gerarchici intra-familiari ci viene
fornita dalla nostra religione. Per l'establishment religioso l'attuale
modello gerarchico strutturale assegnato al "Crocifisso" è infatti
l'unico esistente. Inoltre, la tesi-antitesi dialettica tra Padre e
Madre) è rigorosamente bandita sia dal braccio orizzontale della Croce
dove la tradizione cristiana colloca lo "Spirito Santo" che dalle
connessioni cerebrali dove l'individuo sviluppa lo spirito critico e
l'auto-consapevolezza.
CONCLUSIONE
34. A questo punto
il cerchio si chiude. Ricapitolando, l'analisi della "croce"
formata dagli elementi della struttura logica triadica su cui si
articolano i rapporti familiari di comunicazione – quello gerarchico
genitore/figlio sull'asse verticale e quello dialettico padre-madre
sull'asse orizzontale - rimanda alle nostre più profonde radici
culturali.
35. Queste radici,
nella nostra cultura occidentale, si riferiscono alla tradizione
cristiana cattolica. Qui il significato della croce conduce
direttamente al Crocifisso, gli elementi triadici della comunicazione
umana si riferiscono a elementi della comunicazione divina trinitaria a
questa correlati, e il mistero della dialettica negata rimanda al
mistero dello Spirito Santo, che non può essere materia di discussione
critica, ma dev'essere accettato come un atto di fede. Proprio
come la divinità trinitaria non può essere discussa, anche la sua
rappresentazione analogica, la trinità della famiglia umana non è mai
stata sottoposta al vaglio critico della discussione e della ragione.
36. Allo stesso
modo, le gerarchie umane rispecchiano negativamente la ricchezza della
dipendenza spirituale che ci lega in un rapporto d'amore alla gerarchia
divina, nella miseria di un sostegno acritico inaffidabile per
trascuratezza e mancanza di interesse. Ma questa trascuratezza e
disinteresse hanno origine nel difettoso pseudo-simbolismo della
famiglia triadica, che non offre le informazioni necessarie riguardanti
l'importanza del discorso dialettico.
37. Il quesito che
allora va posto alle Autorità Educativa Culturale e Religiosa della
nostra civiltà occidentale, è: “Come possiamo mantenere i nostri figli
uniti ai loro genitori, quando saranno cresciuti e trasferiranno la
loro dipendenza dalla famiglia a una società che manca sempre più dei
referenti adeguati? Cosa potremo risponder loro, quando
tenteranno di lenire il disagio di una loro dipendenza respinta e
frustrata con il balsamo di farmaci falsi, se non vogliamo che
finiscano nella disperazione della violenza e della
sopraffazione? Per quanto tempo ancora?”
Nota:
Il sito di Educazione Dialettica è: http://www.flexible-learning.org
Gli scritti più significativi di Antonio Rossin e di Jud Evans sono disponibili, no copyright, a:
The Athenaeum Library of Philosophy
http://evans-experientialism.freewebspace.com/study.htm
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