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(ed. Paideia Firenze, 2000)

Presentazione - (a cura di Kerry Miller, 13 Jan. 2.000)

In una discussione 'on-line' avente per oggetto "Linguistica in quanto 'specismo'? " Dan Alford ha scritto:

" Mi ricordo di sapere del razzismo ma di non sapere ancora nulla del razzismo istitutionalizzato -- per il quale un'istituzione è così tanto permeata dal razzismo che le persone non sono mai consapevoli che ciò che essi dicono o fanno è razzista.

" Ma sostituisci il termine 'razzista' con quello di 'specie-ista', dal momento che
1) il termine 'razzista' non si adatta esattamente alle questioni inter-specifiche, con l'eccezione del suo vecchio significato di 'razza umana'; che
2) il termine 'specista' evidenzia con molto maggiore chiarezza il nostro antropocentrismo, e che
3) non mi piace più utilizzare il concetto corrente di 'razza', perché in questi ultimi 100 anni la storia di tale utilizzo con quel particolare significato (vedi OED) non me ne ha suggerito l'utilità del farvi ricorso per una qualche spiegazione.

" ... Considera poi se la linguistica possa essere colpevole di uno specismo non evidente ma celato e istituzionalizzato, così pervasivamente strutturato da essere invisibile a qualcuno. L'Ipotesi dello 'Specismo Istituzionalizzato' di Moonhawk prevede che lo 'specismo inconsapevole' si rifletterà:

* nei libri di testo, attraverso il posizionamento di processi come la sintassi e la morfologia (che - noi asseriamo - gli animali non possiedono) in quanto "universali del linguaggio";

* nell'uso della metonimia (parte per il tutto) per definire il linguaggio in termini di questi "universali" putativi, la sintassi e la morfologia, processi che - noi asseriamo - solo gli umani possiedono, e quindi nel chiamare "Comunicazione" ogni altra cosa che sia priva di un simile apparato (i 'veri' linguisti non studiano la Comunicazione né la fanno oggetto di pubblicazioni. Nota bene che non è vero che si può andare in una Scuola o Dipartimento di "Comunicazione" per studiare come gli animali comunicano - così questo è un limbo terminologico: in realtà pochi linguisti si preoccupano di cosa fanno gli animali perché lo considerano irrilevante).

* in certi truismi, come quello che "non ci sono linguaggi primitivi" nelle nostre classi introduttive - dove per 'primitivo' si intende tacitamente "con ridotto o assente apparato di morfologia & sintassi" (ciò che, date le nostre precedenti asserzioni, impedisce automaticamente che quanto fanno i primati, i cetacei e altri venga definito 'linguaggio').

* nell'omissione dello "Chimpanzee" dall'inventario dei linguaggi del mondo;

* in certi costrutti come il "LAD" (Language Acquisition Device) e la "innata predisposizione al linguaggio", che sono attribuiti unicamente agli umani. (Avete mai visto qualcuno attribuire questi costrutti ai grandi primati o ai cetacei?)

"... Guardati attorno con occhi attenti, e vedrai dovunque i segni sottili di questo 'specismo'. Nessuno ha bisogno di complottare o dire qualcosa di apertamente specista perché, data la totalità del nostro sistema, gli animali non potranno mai attraversare la nostra autoimposta barriera culturale di linguaggio definizionale (come Sue Savage-Rumbaugh ha così puntualmente notato). Se uno scimpanzé ed un bambino producono lo stesso identico comportamento, quello del bambino è giudicato "linguistico" e quello dello scimpanzé no, perché i bambini, a differenza degli scimpanzé, sono detti essere "nel loro modo di fare linguaggio" (cioé, sintassi) " [1].

Il Dottor Rossin coglie un fenomeno linguistico ancor più sottilmente strutturato: l'uso del il linguaggio come 'letteratismo' -- che noi possiamo chiamare, più eufonicamente, 'scrivismo'. Sono passati 2500 anni da quando Socrate mise in guardia Fedro circa i pericoli della tecnologia (in particolare, l'intervento della scrittura nei rapporti umani) ma solo adesso noi incominciamo a vedere -- sempre se ci guardiamo attorno con occhi attenti -- cosa egli intendeva dire [2].

* L'Educazione s'appoggia esclusivamente sui libri. Gli 'studenti' imparano dai 'maestri' (ciascun termine, naturalmente, è definito da libri) però quello che essi imparano non è ciò che il maestro conosce, ma ciò che il maestro indica loro come 'conoscenza'.

* Nessuna Scuola o Dipartimento di Comunicazione comunica con la gente ordinaria (la 'gente-nella-strada', 'People-In-The-Street', o PITS, nella stenografia di Rossin). Ciò che questi PITS realmente fanno è visto come irrilevante - eccetto che come materiale per 'studi' e 'ricerche'.

* Gli scrittori normalmente usano i termini 'ascoltare' e 'dire', quando si riferiscono al leggere e allo scrivere; il termine 'parlare' va riferito con uguale probabilità sia al leggere note, sia all'interagire faccia-a-faccia, mentre il 'comunicare' include non solo ogni forma di processo segnalativo (pittografico, orale, scritto, telegrafico, telefonico, o digitale - riferito in letteratura in termini del suo 'medium') ma ogni funzione nello stesso modo, sia essa unilaterale, bilaterale o collettiva.

Il risultato porta ad escludere che 'quello che i PITS fanno' possa esser identificato a pieno titolo come Comunicazione: ciascuno fa 'quello', dai cetacei e scimpanzé ai cantanti rasta dei nostri videoterminali HiFi -- mentre gli unici obiettivi dell'interagire umano che è possibile 'identificare' saranno quelli del 'soggetto' comunicante, cioé l'organismo dell'individuo. Le motivazioni collettive, culturali e sociali sono tagliate via.

Lo scrivere, come Socrate ha previsto, separa il contenuto dal contenitore (o conduttura, o contesto), l'informazione dall'intuizione, e l'esperienza dal comportamento (la conduttura, no?). Lo "scrivismo" - l'idea che la gente non è più consapevole che le loro azioni, una volta mediate, sono 'altro', rende la separazione 'inevitabile' o 'paradigmatica'. Il 'saper leggere e scrivere' diventa la cornice di referenze dentro cui ogni conversazione è messa a fuoco, e pertanto la 'discussione' non può indagare il meccanismo stesso del 'saper leggere e scrivere' senza diventare assurda di primo acchito.

Perché, allora, il dottor Rossin crede sia il caso di scrivere ancora un altro libro ? YAB, Yet Another Book ? Cosa è cambiato, in duemila e rotti anni? In primo luogo, internet (ed io vorrei lasciar questo a quella, solo che sono uno scrittore, anche, e devo ubbidire ad istanze sintattiche e morfologiche):

In primo luogo, internet mette 6 persone, o 60 milioni, in un solo spazio: idioti e sapienti, pentolai e pensatori sono mescolati insieme come i relitti nella marea - e dal momento che nessun 'scrivista' aveva pensato a questa possibilità, le difese erano abbassate. I PITS hanno incominciato a parlare l'uno all'altro, ignorando completamente i protocolli, il decoro e tutto il resto del (metonimico) apparato dell'esser 'scrittore', dell'esser 'uomo di lettere'. L'evidenza (e l'evidenza è tutta qui fuori, nelle liste e negli archivi e nei transcripts IRC, se appena qualcuno ha voglia di andarseli a leggere) rivela, comunque, che i PITS non si ricordano più (come Socrate ha previsto) come si fa a parlare; invece, essi hanno idee 'scriviste' circa il parlare. Il meglio che essi potrebbero fare è scrivere come se stessero parlando -- ma essi mancano dei valori collettivi che si usavano per informare a parlare. (Allo stesso modo, molte persone parlano off-line non come se fossero scrittori - perché quella sarebbe presunzione - ma come se i loro ascoltatori fossero lettori: cioè gente senza corpo, senza sentimenti, osservatori remoti anziché attori).

La stessa dedizione all'integrità culturale e alla funzionalità sociale che ha catturato il Dottor Rossin nella medicina di Famiglia, lo ha portato a vedere l'opportunità, in realtà la necessità, di reinventare un 'ethos' socialmente coerente. Senza riguardo per il loro numero, quelli che sono on-line non rappresentano una percentuale anomala della popolazione nel suo insieme: l'assenza di una cultura di internet è semplicemente il sintomo di un malessere generale, e (toccando e stimolando il corpo comunicativo in una quantità di modi) Rossin ha isolato una sindrome, cioè una raccolta di fenomeni correlati che suggeriscono un'eziologia comune, o un vettore comune di propagazione. Questo è il suo ragionamento: se la sindrome si presenta come 'scrivismo', forse il primo agente causale va cercato in un 'Educazionismo' - nell'idea cioè che il compito di modellare i figli in esseri umani possa essere tranquillamente demandato alle istituzioni. Certamente, in nessun luogo del sistema sociale Rossin ha trovato resistenze naturali (anticorpi?) contro questo meme.

Io temo si tratti di una vera pandemia, e che l'avvertimento di Rossin sia troppo in ritardo per poter essere ascoltato correttamente :
-- che i genitori sono educatori;
-- che l'educazione dovrebbe informare ciascuno sul modo di esser genitore sin dai primi giorni del mandato ricevuto, proprio per quanto riguarda la riproduzione, il parto, e di lì in avanti;
-- che l'accademia ha responsabilità sociali;
-- che la tossicodipendenza nei giovani e le malattie stress-correlate negli adulti non sono malfunzioni isolate o idiopatiche ma rappresentano dei modelli sistemici:
molto probabilmente, nessuno di questi indicatori sarà visto da coloro i quali potrebbero intervenirvi opportunamente. Voi avete in mano una imitazione umile, ma altrettanto ironica della registrazione scritta, fatta da Platone, della saggezza di Socrate - condannata ad essere preservata per i posteri.

In quanto scrittore, ovviamente, io sono di casa con questi prodotti. In quanto scrivisti, ovviamente, voi senza dubbio apprezzate quanto efficacemente una 'pubblicazione' possa incanalare grandi quantità di motivazioni umane e di energia dentro 'contenitori' innoqui, surrogati, libreschi. Chi può prevedere (cioè, controllare ) cosa succederebbe se i PITS, the People In The Streets, realizzassero la loro potenzialità?

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1. In: http://www.emich.edu/~linguist/issues/6/6-61.html , 13 Jan.2000.
2. Socrate ascrive le sue preoccupazioni a Tut-ankh-amun, quando Thoth gli riferisce la sua scoperta della scrittura:
'Theuth, mio perfetto modello di inventore, - rispose il re, - lo scopritore di un'arte non è il miglior giudice della bontà o del danno che ne conseguirà per coloro che la praticano. Così è in questo caso: tu, che sei il padre della scrittura, per amore della tua creatura le hai attribuito proprio l'opposto della sua funzione reale. Coloro che la praticheranno smetteranno di esercitare la loro memoria e diventeranno smemorati: essi faranno affidamento sulla scrittura per portare le cose alla loro memoria grazie a segni esterni invece che alle loro proprie risorse interne. Quello che tu hai scoperto è un ricettacolo per i ricordi, non per la memoria. E in quanto alla saggezza, i tuoi discepoli ne avranno la reputazione ma non la realtà: essi riceveranno una quantità di informazioni senza un'istruzione appropriata, e di conseguenza saranno ritenuti molto eruditi quando per la maggior parte saranno del tutto ignoranti. E poiché saranno ripieni della presunzione di saggezza invece che di saggezza reale, essi saranno un peso per la società…'

(In Walter Hamilton, (trans.), _Plato: Phaedrus & Letters Vii And Viii_. Harmondsworth: Penguin, 1973.) (trad. ar)

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Antonio Rossin
Neurologo - Medico di base
45010, Ca' Vendramin (RO)
Italia
www.flexible-learning.org

Ultimo Aggiornamento: 17/06/03