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Ho sempre sentito parlare di fondamentalismo, ma non m'ero ancora posto il problema di un "fondamentalismo istituzionalizzato" per cui un'istituzione è talmente permeata di fondamentalismo che chi vi appartiene non è più consapevole se ciò che dice o fa è fondamentalista. Questa dunque la mia domanda: il cosiddetto fondamentalismo è solo l'atteggiamento di alcune comunità estremiste che si basano sulla religione, o è una componente nascosta ma pervasiva della mente umana, in realtà un meme?

Ciò che mi ha interessato è stata la presenza largamente diffusa di una particolare forma di autoritarismo nella prima educazione familiare, dovuta all'applicazione sistematica del "Principio di Non-contraddizione" nei dialoghi familiari ed al particolare atteggiamento dei genitori che intendono fare il meglio per il figlio, però così facendo ne usurpano di fatto il diritto di iniziativa e l'autoconsapevolezza. Dall'istituzione Famiglia in avanti, questo atteggiamento autoritario e fascista sembra caratterizzare la maggior parte delle relazioni sociali, sino ad uno Stato gestito dall'alto al basso (top-down) da una élite che pretende di essere la sola a conoscere cosa sia, e come va fatto, il meglio per il popolo; senza alcun riguardo per il diritto di quest'ultimo a partecipare direttamente dal basso all'alto, bottom-up, nel decidere le politiche collettive.

Questo interesse m'ha portato a diventare membro fondatore del WDDM, Movimento Mondiale per la Democrazia Diretta, ed a sostenere discussioni su argomenti quali la Carta Fondamentale, le Regole Generali e l'Etica Globale della Democrazia. In tutte queste discussioni ho sempre criticato l'atteggiamento di chiunque intendesse rifilare decisioni politiche dall'alto, top-down, ad una collettività il cui diritto di auto-esprimersi nella forma di proposte e di iniziative partecipatorie dal basso, bottom-up, viene tra l'altro represso dal "Principio di Non-contraddizione" praticato attraverso tutta l'educazione familiare sino al punto di diventare il modello comune.
"L'educazione verso la partecipazione consapevole e autonoma sin dai primi rapporti familiari deve costituire una priorità, -- argomentavo, -- se vogliamo crescere delle comunità democratiche capaci di partecipare dal basso verso l'alto nell'implementazione delle politiche sociali".

Ho incontrato ovunque molte resistenze contro questo approccio "bottom-up", da parte di persone simil-fondamentaliste che volevano calare i loro "alti" principi democratici al 'basso della gente. Mi sono presto reso conto che la maggior parte dei miei oppositori legittimavano il loro diritto di fare ciò che ritenevano il meglio per il popolo sulla base di una loro formulazione "positiva" della Regola d'Oro:

"Fa agli altri quello che tu vuoi sia fatto a te"

Non potevo essere d'accordo. Il mio semplice ragionamento è, se vogliamo fare ciò che è il meglio per il popolo, nessuna Regola d'Oro può permetterci di decidere dall'alto cosa debba essere questo meglio: solo il popolo, dal basso, può prendere democraticamente una simile decisione! Solo le decisioni originate "bottom-up" dal basso dei cittadini direttamente interessati, possono qualificare come realmente partecipatorio l'ordinamento sociale cui diamo il nome di Democrazia. Troppi in realtà sono gli uomini che affermano di realizzare delle politiche per il maggior vantaggio della gente pretendendo d'essere legittimati -- grazie alla Regola d'Oro -- a decidere quale debba essere questo vantaggio: ma così facendo essi usurpano in un modo veramente fascista l'autonomia decisionale, il diritto alla partecipazione e la responsabilità diretta del popolo.

Volendo evitare un simile malefico fraintendimento, ho fatto una ricerca per la corretta formulazione della Regola d'Oro. Ho estratto lo stralcio che riporto da Leonard Swidler "Verso la Dichiarazione Universale di un'Etica Globale"
(mia traduzione: il testo originale inglese è a http://astro.temple.edu/~dialogue/Center/intro.htm):


" Ci si può fare un'idea di quanto la "Regola d'Oro" - anche se in varie forme ed espressioni - possa essere pervasiva nelle varie ideologie e religioni del mondo, da questa parziale elencazione:

1) Forse la più antica versione scritta -- espressa nella sua
forma positiva -- della Regola d'Oro è tratta da Zoroastro
(628-551 A.C.):
"Quello che è bene per tutti e per ciascuno, per chiunque,
quello è bene per me… quello che io ritengo sia buono di
per sé, io lo devo per tutti. Solo la Legge Universale è vera
Legge"
(Gathas, 43.1).

5) Il Mahabharata del 3° secolo A.C. afferma che la sua "Regola
d'Oro", che è espressa sia nella sua forma positiva che
negativa, è la somma di tutti gli insegnamenti Hindu:
"Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te; e
desidera per gli altri quello che desideri ed aspetti per
te stesso -- bada bene, questo è il tutto del Dharma"
.
(Mahabharata, Anusasana Parva 113.8).

7) Il biblico deuterocanonico Tobit fu scritto attorno al 200 A.C.
e contiene una versione negativa - lo sono quasi tutte - della
Regola d'Oro: "Non far mai ad alcuno quello che non vuoi che
qualcuno faccia a te".
(Tobit 4:15).

8) Il maggior fondatore del Giudaismo rabbinico, Hillel, che
visse circa una generazione prima di Gesù, e potrebbe anche
essere stato il suo maestro, insegnava che la Regola d'Oro
(la sua versione era sia positiva che negativa) era "il cuore
della Torah, tutto il resto è commentario… Non fare agli altri
quello che non vuoi sia fatto a te "
(Btalmud, Shabbath 31a).


Emerge subito un'osservazione: nessuna differenza tra la formulazione positiva e quella negativa della Regola d'Oro è stata messa in luce… Il fondamentalismo, inteso come auto-legittimazione a fare ciò che uno giudica dogmaticamente sia il meglio per gli altri, sembra essere consequenza letterale della sua formulazione positiva: "Fa agli altri…"
Ma cosa accade, se gli altri che sono soggetti alla Regola d'Oro in quanto espressione dell'iniziativa e relative decisioni politiche dell'élite che detiene il potere, non fossero d'accordo col giudizio top-down di quest'ultima circa il meglio che ha da esser fatto? Cosa accade, se gli altri, per qualche loro ragione che chi detiene il potere può anche non conoscere, o può trascurare di conoscere, avvertissero che la politica top-down gestita su di loro fosse in realtà offensiva?

Questo è il motivo per cui suggerisco di eradicare da ogni Documento Fondamentale della nostra Democrazia partecipativa l'esclusivo riferimento alla formulazione "positiva" della Regola d'Oro: perché tale riferimento a fare agli altri consente a chi detiene il potere di sentirsi eticamente auto-legittimato a fare, cioè a mettere in atto qualsivoglia politica, anche basata sul Principio di Non-contraddizione, che essi si sentano propensi ad eseguire: e ciò sembra poter succedere in ogni livello della nostra organizzazione sociale, dal rapporto genitori-figli a quello Stato-cittadini, senza alcun esplicito riguardo per qualsiasi consenso o accettazione da parte di chi viene a subire tali iniziative.

Viceversa, la sua formulazione "negativa", il non fare , implica che la volontà di fare è insufficiente in se stessa per giustificare il fare agli altri , perché in questo caso il consenso partecipe degli altri diventa condizione necessaria e inderogabile.

Emerge dunque la necessità di affermare una concezione eticamente più avanzata di Democrazia, in ordine al fare qualsiasi politica per il popolo, per gli altri : esattamente, il permesso o la consapevole domanda degli altri, prima di porre una politica in fase esecutiva -- e ciò comporta una differenza davvero rilevante. Cioè, la formulazione "positiva" della Regola d'Oro rende noi stessi i giudici degli altri, del popolo, dei figli --dove invece la sua formulazione "negativa" ci pone al servizio degli altri, ora necessariamente consapevoli e partecipi: il popolo, il nostro prossimo -- o infine i nostri figli.
Facciamo pertanto in modo da porre questa differenza in maggiore evidenza in ogni Carta Fondamentale della Democrazia.

(pubblicato in "Voices of the concerned", PDDA, Canada, 2002 http://democracy.mkolar.org/)

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Antonio Rossin
Neurologo - Medico di base
45010, Ca' Vendramin (RO)
Italia
www.flexible-learning.org

Ultimo Aggiornamento: 17/06/03