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Antonio Rossin - 25 marzo 2002 (modificato da "Triadic communication" - paper alla Conferenza NDDIE - Monaco Nov. 2000) |
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Primo Boccardo Dalla discussione DD alla decisione DD La proposta: verso una nuova prassi di linguaggio Il
problema che intendo affrontare riguarda la qualità dell'organizzazione
finale della nostra società democratica, e in particolare se questa può
dipendere in qualche misura da qualche preciso modo in cui la gente usa
il linguaggio corrente nei rapporti interpersonali e sociali. Mia intenzione è analizzare l'ipotesi che la mancanza di aderenza tra l'alto dell'organizzazione decisionale e il basso delle reali necessità della gente possa essere il prevedibile risultato di come la gente, noi stessi, comunichiamo nel nostro linguaggio di ogni giorno. Quindi, secondo un simile approccio analitico, potremo considerare quali potranno essere i cambiamenti che tutti noi potremmo o dovremmo adottare per migliorare l'organizzazione della nostra società : questi cambiamenti appaiono certamente in linea con l'obiettivo politico di soddisfare la massima aderenza tra la domanda proveniente dal basso della gente, "bottom-up", e le risposte elaborate dall'alto ,"top-down", della pubblica amministrazione. Di
fatto, le relazioni umane sono costruite con il linguaggio. Devo inoltre rimarcare che la struttura dei rapporti di linguaggio che mi accingo ad analizzare appare "frattale", cioè si dimostra sostanzialmente simile sia al più basso livello di rapporti organizzati di linguaggio, nella cosiddetta "famiglia nucleare"-- quella cioè composta da padre madre e figlio -- che in su verso il suo livello più elevato, quello dove vengono formalizzate le politiche governative. Di fatto, i parametri strutturali del linguaggio che sto andando ad elaborare possono essere riscontrati in qualsisasi livello di organizzzazione sociale dove si svolge la comunicazione umana. Dalla più semplice chiacchiera al dibattito politico più complesso, la struttura del linguaggio è cruciale per i nostri successi relazionali privati, le politiche sociali e la loro implementazione. In accordo con questa prospettiva di identità strutturale, ora consentimi di invitare Te, caro Lettore - Ascoltatore, a raffigurare pragmaticamente il contesto di comunicazione che stiamo considerando e del quale ora noi stiamo perciòstesso facendo parte. Basicalmente, questo contesto è composto da me e da Te, nel ruolo di speakers ufficiali che stanno sviluppando il corrente argomento di discussione proprio adesso -- e potremo o essere d'accordo o dissentire tra di noi. Vi è poi il pubblico, l'audience, in quanto 'utente finale' di ciò che noi stiamo elaborando, e che ovviamente è limitato nella sua capacità di partecipare responsabilmente ed in piena consapevolezza alla discussione. E' proprio questa limitazione che noi vogliamo cambiare verso la massima partecipazione, secondo i criteri della Democrazia Diretta. Infatti, un siffatto cambiamento nell'atteggiamento della gente è al centro delle nostre preoccupazioni e intendimenti, verso un miglioramento qualitativo dei rapporti interpersonali e sociali e quindi dell'organizzazione dell'intera società. Pertanto, il contesto di comunicazione 'nucleare'del quale Tu, io e l'audience ci stiamo occupando ed in cui desideriamo partecipare è "triadico". Consideralo come un triangolo rovesciato, base in alto e vertice in basso, nella cui parte superiore abbiamo il rapporto orizzontale di comunicazione fatto da almeno due persone, in questo momento noi stessi, quelli che discutono e che ricoprono perciò il ruolo dei due "speakers ufficiali" nel contesto presente di discussione. Come detto, questi due speakers possono o essere d'accordo o dissentire. Nella parte bassa di questa piramide invertita abbiamo il terzo ruolo, quello della 'Audience' che poi sarebbe, in senso lato, il Popolo. Qualche
volta esplicitamente, ma sempre implicitamente, una domanda è presente
in ogni rapporto di linguaggio, ed è questa: "Di che cosa stiamo parlando?
qual è il punto all'ordine del giorno? qual è l'oggetto del discorso,
l'oggetto del contendere? " Chiaramente, il modo DR prevede che il contenzioso sia deciso top-down, dall'alto al basso, e non prevede una partecipazione diretta quanto consapevole della gente; mentre nel modo DD il contenzioso è deciso dal basso all'alto, bottom-up, in ordine alle reali e consapevoli necessità della gente, del popolo in senso lato. A questo punto noi stessi, in quanto desideriamo ottenere che il popolo diventi capace di esprimere le proprie reali necessità direttamente ed in piena consapevolezza, dobbiamo aver cura che il contenzioso sia sempre indicato dal popolo, bottom-up, come sua partecipazione responsabile a quelle che saranno le risposte politiche possibili. Naturalmente, Tu ed io -- che, come abbiamo convenientemente ammesso, siamo gli speakers ufficiali nella parte alta della nostra piramide triadica invertita -- possiamo anche discutere qualsiasi altro contenzioso che noi si voglia discutere; ma dobbiamo anche considerare che in questo caso questa modalità di discussione non può diventare DD "bottom-up" semplicemente perché noi stamo discutendo circa argomenti DD . Viceversa, e nella realtà, la discussione rimarrà inevitabilmente DR, top-down, appunto perché il contenzioso è stato immesso nella discussione solo da noi stessi che, come abbiamo convenientemente ammesso, siamo le superiori autorità-speakers nel presente contesto di comunicazione, senza quindi alcuna domanda consapevole e responsabile da parte della gente. Ciò che vorrei fosse chiaro, è che lo stesso contenzioso, lo stesso dibattito, lo stesso progetto, la stessa identica programmazione politica, possono essere realizzati secondo due differenti modalità originarie: o 1.
su iniziativa, a partenza da una domanda originata dal basso dell'audience,
dal "final user", dalla gente, quindi DD "bottom-up"; oppure In entrambi i casi, il contenuto digitale di informazione del messaggio è formalmente lo stesso; ma in 1. l'ascoltatore, il nostro utente finale, è pienamente consapevole e partecipe di ciò che egli vuole gli sia dato ed è quindi direttamente responsabile del relativo progetto - in accordo quindi con i principi DD. Vice versa in 2, l'ascoltatore diventerà assuefatto ad aspettare passivamente e fiduciosamente cio' che gli DR ufficiali, che rappresentano o dovrebbero rappresentare il benessere collettivo, decidono al livello alto "per conto" di quelli che stanno sotto. Crediamo che un miglioramento della qualità della comunicazione umana, e quindi della stessa organizzazione sociale, consista in uno spostamento da 2. verso 1., verso cioè una maggiore partecipazione consapevole, critica, responsabile e costruttiva della gente. Pertanto, se vogliamo realizzare questo tipo di partecipazione costruttiva, consapevole e responsabile che abbiamo chiamato DD, dobbiamo avere la massima cura nell'assicurare alla gente non solo l'informazione e lo spazio di discussione adatto, ma anche la consapevolezza necessaria che renda loro possibile esprimere direttamente le loro proprie domande e necessità, che quindi costituiranno il contenzioso per la successiva discussione politica prima che siano prese le conseguenti decisioni ed avviate ad implementazione le conseguenti politiche sociali. Queste avranno così un'origine bottom-up, a tutto vantaggio sia della consapevolezza che della partecipazione responsabile e attiva della gente, ed è proprio questo che noi intendiamo realizzareper migliorare la qualità dell'organizzazione sociale. Senza una simile domanda avente origine bottom-up, nessuna discussione potrà essere aggiudicata DD, perché tale discussione ripeterebbe ancora una volta il solito modo di partecipazione passiva della gente conosciuto come 'decisionismo -politico-solo -verticistico', top-down, sulle spalle della gente che non ha alcuna possibilità concreta di esprimere una propria consapevole domanda: ed è proprio questo tipo di interazione che noi vogliamo appunto migliorare verso una modalità di partecipazione attiva 'bottom-up' ad ogni livello di comunicazione sociale, di informazione e di decisione delle politiche collettive. Dalla discussione DD alla decisione DD A
questo punto ammettiamo per convenienza di avere un contesto di linguaggio
dove l'oggetto del discorso, il contenzioso sia stato originato 'bottom-up'
dall'audience, il Popolo; e dove coloro che ricoprono il ruolo istituzionale
di autorità DR intendano implementare delle politiche sociali che abbiano
il massimo grado di aderenza alle esigenze del popolo. Come detto, in questo contesto triadico di discussione, noi in quanto soggetti parlanti stiamo ricoprendo il ruolo degli speakers ufficiali responsabili per condurre il dibattito collettivo verso il suo traguardo DD di massima aderenza alle reali necessità della gente. Noi facciamo questo perché mettiamo in evidenza le richieste e le opinioni della gente, dal basso all'alto, bottom-up, sino ai DR in carica che sono poi i responsabili istituzionali per la realizzazione di tali politiche. Naturalmente, noi siamo preoccupati che le opinioni, le prese di posizione della gente siano quanto più possibile aderenti alle loro reali necessità. Ciononostante, e al di là delle nostremigliori intenzioni, la gente potrà ancora pensare che noi stiamo realizzando ancora una volta il solito ruolo sociale autoritario -- seppur finalizzato al benessere -- cui essi sono stati abituati a sottostare passivamente in un rapporto di comunicazione gerarchica. Su tale base, tutto ciò che noi diremo o comunque esporremo al popolo sarà conseguentemente e inevitabilmente interpretato come il messaggio della leadership in un contesto ancora una volta di comunicazione gerarchica, invitante alla partecipazione solo passiva, a detrimento di ogni altra forma di partecipazione diretta, consapevole e responsabile. In altre parole, il nodo da sciogliere è quello di riuscire a far emergere una partecipazione collettiva e spontanea dalla gente, bottom-up secondo i nostri propositi DD, anche dove il contesto di discussione collettiva era stato precedentemente 'contestualizzato' come top-down, DR. Di fatto, la gente guarda sempre verso l'alto, verso di noi che siamo quelli che parlano, e che siamo perciò inevitabilmente legati a sostenere con loro un rapporto di comunicazione, di fatto, top-down. Come potremo noi fare in modo da consentire e facilitare la gente -- che da sempre era stata abituata ad aspettare timidamente i suggerimenti autorevoli, top-down, delle autorità ufficiali cui essi continuano a guardare -- ad esprimere invece le loro proprie opinioni e farle emergere in su, bottom-up, verso le autorità ufficiali che noi stiamo loro raffigurando? Evidentemente, questo è un problema di educazione collettiva. Per uscire da questa impasse, che poi si traduce in una mancanza di qualità, una cosa dev'essere anzitutto chiara. Una scelta libera diventa possibile solo tra almeno due differenti opzioni, o almeno due differenti opinioni. Se esiste una sola opzione-opinione, noi potremo avere solo quella che si dice una scelta obbligata. La proposta: verso una nuova prassi di linguaggio Ora,
tornando al nostro contesto triadico di discussione composto da Te e da
me nel ruolo dei due che parlano, e da un'audience nel ruolo di 'utente
finale' della discussione, quest'ultima evenienza -- scelta libera o scelta
obbligata -- dipende dal modo in cui i due speakers in carica si pongono
in relazione tra di loro al livello "top" del rapporto triadico di comunicazione.
1. I nostri 'due che parlano' sono capaci di offrire all'audience almeno due opinioni diverse. L'audience ne verrà pertanto abilitata a fare scelte libere e dirette, e sarà pienamente consapevole e responsabile per la loro successiva decisione. Daremo a questo contesto di comunicazione il nome di "dialettico", o anche "democratico". 2. I nostri 'due che parlano' pilotano la discussione in cerca di un consenso comune, e lo ottengono. L'audience avrà un'unica opinione a sua disposizione, e quindi la sua sarà una scelta obbligata; inoltre, verrà abituata ad avere sempre fiducia in ciò su cui i due parlanti-autorità hanno convenuto, non essendovi mai opinioni contrastanti. E poiché i due che parlano sono entrambi d'accordo, non vi sarà dubbio che le loro decisioni saranno sempre le migliori, e che queste rappresentano il meglio per la gente. Daremo a questo contesto di comunicazione il nome di "autoritario", o "gerarchico", top-down. A questo punto, i due parametri di linguaggio che intendevo analizzare dovrebbero essere sufficientemente chiari. Nelle discussioni pubbliche, come pure nei correnti rapporti del parlare di ogni giorno, ciascuno di noi che vogliamo regolare i rapporti di comunicazione umana verso lo sviluppo della partecipazione attiva, responsabile e consapevole della gente, deve aver cura che i parlanti -- a partire proprio da noi due, caro Lettore-Ascoltatore-Interlocutore -- operino in modo da far sì che: - Fa in modo che l'iniziativa dell'agenda sia sempre una prerogativa della gente, a partenza dal territorio, con origine bottom-up. Nessun suggerimento dovrebbe essere calato "top-down" di autorità, alla gente, ma si dovrà aspettare sempre e sistematicamente che la gente indichi prima bottom-up, consapevolmente e in prima persona, quali domande - necessità esse avvertono come vitali, per poi porle in discussione all'ordine del giorno dell'iniziativa politica. - Abbandona ogni desiderio di ottenere consenso quando esponi la tua opinione nelle discussioni. Ricorda che un consenso esisterà comunque e che ci deve essere comunque un'autorità top-down a sua garanzia; ma che nello stesso tempo, questa autorità condiziona la collettività a sottomettersi passivamente al consenso medesimo anche quando non sia data la sua aderenza con la realtà. Pertanto, poni i tuoi argomenti nel dibattito quietamente e fermamente, ma senza mai ricercare a priori il consenso di nessuno. Questi due parametri non sembrano troppo difficili da porre in pratica, e io suppongo che molti di noi già sviluppino la loro partecipazione nelle discussioni collettive in questo modo, vi pongono attenzione, e riconoscono che questo metodo è quello maggiormente efficace. Tuttavia, se vogliamo migliorare la qualità della partecipazione diretta della gente, noi dobbiamo fare dei passi per portare la maggioranza della gente a comunicare in questo modo nella maniera più allargata e sistematica possibile. Pragmaticamente, il modello-campione del contesto di comunicazione triadica cui stamo guardando è la Famiglia. Qui, le due autorità-parlanti sono i due genitori, e l'utente finale, l'audience, è il figlio. In questo contesto veramente 'nucleare' di comunicazione, il nostro utente finale apprende, assieme al linguaggio corrente, come partecipare nel suo primo contesto sociale: o 1. Dialetticamente, o 2. Gerarchicamente. In
1., la discussione è aperta e impostata al confronto dialettico tra opinioni
diverse, e sarà incoraggiata l'iniziativa del figlio come "domanda"; Evidentemente,
l'argomento che i genitori potrebbero essere interessati a prendere in
considerazione in vista di un siffatto cambiamento nel loro modello tradizionale
di comunicazione famigliare -- il superamento del principio di non-contraddizione
nel confronto dialettico, e il rispetto sistematico dell'iniziativa del
figlio -- non può essere costituito da una proposta politica. Può esserlo
invece la proposta per un intervento di "Prevenzione Primaria contro la
tossicodipendenza da droga", e questo contenzioso appare certamente dotato
di maggior presa sulle coscienze della gente. In realtà, il nuovo contesto
di comunicazione dialettica, la "Comunicazione Triadica", che ci attendiamo
i genitori adottino come nuovo modello educativo, appare esattamente lo
stesso in entrambi i casi (v. Circolare 84 del 10 ttobre '84 divenuta
parte integrante della Legge Vassalli-Jervolino sugli stupefacenti): è
ormai conoscenza comune che il bambino - la futura persona adulta -- che
è stato allenato sin dalla prima infanzia a fare scelte autoconsapevoli,
libere e responsabili, ed a partecipare al contesto sociale con la propria
autonomia critica e creativa, d'accordo quindi con la struttura mentale
capace di partecipazione DD bottom-up, sarà meno incline a diventare un
tossicodipendente. Nel
mio intento di genitore responsabile, ho perseguito questa linea di ricerca
educativa teorica da molto tempo, cercando il nesso logico tra l'uso del
linguaggio corrente -- in special modo il suo apprendimento -- e la formazione
della struttura mentale nei figli, per come questa si consolida in quella
che sarà la loro futura personalità e il loro futuro stile di vita. Anche se i miei scritti abbisognano di essere aggiornati in riferimento alla più recente prospettiva politica, i parametri di linguaggio che ho esposto in questo documento, e che sto umilmente indicando al Lettore, dovrebbero essere ugualmente chiari sia nel contesto di comunicazione famigliare che nel più complesso ordinamento della comunicazione sociale, perché in entrambi i casi la struttura comunicativa appare sostanzialmente identica, essa cioè è frattale. Vi ringrazio per la Vs. attenzione a questo mio recente scritto, che ho elaborato da una precedente comunicazione presentata alla Conferenza NDDIE del 10-12 Novembre 2000 a Monaco. Avevo dedicato la versione originale inglese a George Sagi, Maestro di Democrazia ( il suo sito web è a: http://www.pangea.ca/~sage2509/direct-democracy ) Ho ritenuto oggi doveroso, più che opportuno, dedicare questa versione italiana a Primo Boccardo, per l'incoraggiamento e per il prezioso impulso operativo che ha voluto dare a questa mia iniziativa. Antonio Rossin, 25 Marzo 2002.
Ultimo Aggiornamento: 17/06/03 |
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